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14 gennaio 2013

0058 [MONDOBLOG] Università e blog

di Salvatore D’Agostino

«Intervistatore: Il rapporto tra padri e figli come potrà cambiare, cambierà?
Italo Calvino: Bisogna vedere che padri saranno. Io credo che continuerà questa crisi di discontinuità tra le generazioni. I padri sono sempre più insicuri su quello che devono insegnare o insegnano delle cose che praticamente non servono.» (Italo Calvino, 1975)1


Cercando nella nuova agenzia di ranking mondiale delle università bisogna scorrere fino alla 226° posizione per trovare la prima scuola italiana2 nonché, forse per ironia, la più antica del mondo: l’Università degli Studi di Bologna. Anche se i parametri dell’agenzia sono forse un po’ anglosassoni, prospettano per l’Italia una geografia dell’insegnamento debole nei confronti delle università del mondo. Parametri che in un immediato futuro saranno stravolti o integrati dalle nuove sfide introdotte dalle università online, poiché, come nota Troy Conrad Therrien della Columbia University3, autorevoli professori delle scuole 'storiche' si stanno licenziando per andare ad insegnare nelle nuove università online: Udacity, Cousera o edX.

Evitando la classica geremiade sullo stato dell’università italiana, Mario Lupano -IUAV - nell’op-ed di dicembre su Domus4 suggerisce che «Il progetto complessivo della didattica e della ricerca dovrebbe aprirsi alla multiformità e alle diverse caratterizzazioni di docenti e studenti» e per puntare a una nuova qualità didattica serve un «reclutamento temporaneo di professionisti e docenti provenienti da realtà internazionali nel quadro strategico di un progetto culturale aperto e dialogante» e Francesco Dell’Oro - responsabile del servizio orientamento scolastico del Comune di Milano - sulla Lettura del corsera5 invita a un cambiamento radicale dell'insegnamento sostituendo le ore frontali cioè le lezioni di tipo preconfezionato con una didattica incentrata sul problem solving per una conoscenza non più passiva ma attiva dello studente. «Forse, con una maggiore onestà intellettuale, - afferma Dell’Oro - dovremmo riconoscere che l’attuale organizzazione scolastica è più funzionale a un sistema di cattedre che alla possibilità di accompagnare, sostenere e far crescere, in un percorso formativo, le ragazze e i ragazzi delle nuove generazioni.»