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1 marzo 2013

0016 [POINTS DE VUE] Jon Rafman | I nove occhi di Google Street View

di Christian Caujolle

Le immagini a cui abbiamo accesso grazie alla rete sono miliardi. Non è strano che ci si chieda se sia ancora il caso di produrne di nuove. Ci sono talmente tante immagini che il mondo può essere sostituito dalla sua rappresentazione. In ogni caso siamo obbligati a classificarle e organizzarle per capirci qualcosa. Siamo entrati in un’epoca, l’era delle immagini, in cui chi le sceglie è altrettanto importante, se non più, di chi le produce. L’era del re photo editor.

Joan Fontcuberta aveva inaugurato quest’epoca selezionando, con il senso dell’umorismo che tutti gli riconosciamo, gli autoritratti postati su Facebook e quindi accessibili a tutti. Oggi rendiamo omaggio al canadese Jon Rafman che deve avere male agli occhi a forza di cercare scene sconvolgenti su Google Street View.

Scene che pongono più di un problema. Si rimane allibiti di fronte alle scene assurde raccolte nel libro che ha appena pubblicato per le edizioni Jean Boîte. Arresti, fughe, prostitute, bambini che scalano improbabili ostacoli, scene di  strada di ogni genere. All'inizio si ride, ma poi con il tempo si diventa sempre più inquieti. È evidente che all'occhio multiplo di Google Street View non sfugge nulla. Nessuna intimità è davvero protetta. Il mondo diventa trasparente.

Può sembrare una nuova forma di reportage, ma è anche voyeurismo e possibilità di controllo, su ogni cosa.






1 marzo 2013
Intersezioni ---> POINTS DE VUE
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Note: 
L'articolo è stato pubblicato su Internazionale, n° 989, 1/7 marzo 2013, p. 90: L'epoca della selezione. Le foto sono tratte dal sito di Jon Rafman.

3 commenti:

  1. street view... il furgoncino google non si distrae mai eh?
    (oppure, in quei tratti mancanti mi immagino che qualcuno l'abbia fatto fuori!)
    ;)
    marco

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  2. Marco+,
    è cambiata la nostra percezione geografia come lo spazio visivo della fotografia,
    Non credi?

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  3. @lucio_massardo
    il reportage fotografico di Jon Rafman: …. Non si è mosso da casa ma ha guardato Google Street View.

    RispondiElimina

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