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31 maggio 2011

0047 [SPECULAZIONE] Una storia come le case senza tetto di Vincent Filosa

di Salvatore D'Agostino
«Può succedere, se si vive in un quartiere romano di periferia, di trovarsi a osservare un messaggio del genere scritto su un muro ogni volta che si esce da casa: "più case meno calabresi". Può succedere, e non è il massimo della vita, soprattutto se si è calabresi e se per trovare alloggio si sono dovuti fare i salti mortali. Ma è accaduto quotidianamente a Vincent Filosa, giovane fumettista che ha vissuto per alcuni anni nella capitale». (Andrea Bruno)1
Il 7 febbraio del 2009 avevo iniziato una chiacchierata con Vincent Filosa autore di un viaggio a fumetti lungo la statale calabra 106 ‘Una storia come le case senza tetto’. Un dialogo rimasto a lungo in sospeso e adesso ripreso.

Salvatore D'Agostino Sandro Onofri in uno dei suoi viaggi da fermo descrive così l’ingresso a Reggio Calabria:
«È tutto così sospeso. Come se all'improvviso gli invisibili abitanti di questi quartieri fossero stati costretti a fuggire per un'epidemia, o una calamità. È strano, è come se i reggini si fossero soltanto preoccupati di cogliere l'occasione dell'assenteismo del governo cittadino per appropriarsi dei pezzi di terra su cui costruire, imbarcandosi in un'impresa che forse non potevano sostenere economicamente».2

Vincent Filosa È davvero interessante la descrizione che Sandro Onofri fa della Calabria.
Riflessioni simili mi hanno spinto a lavorare su queste illustrazioni. Forse lo stimolo più forte per me è stato voler "ripopolare" quelle case senza tetto. Un compito praticamente impossibile, anche su carta. È vero, la gente fugge via da qui, sparisce e non ritorna più. Le calamità ipotizzate da Onofri sono reali, e poi ci sono i sogni di gloria andati in fumo, la disoccupazione. I padri costruiscono il secondo piano delle case per i figli che però non tornano più dal nord.
Purtroppo, vivendo qui la mia visione non può che essere amara. Non vedo "tutto così sospeso", presenze e assenze sono macigni.
Uno dei primi ricordi della mia infanzia, il primo in assoluto che ho di un edificio, è di questo enorme palazzone situato nei pressi del bivio di Strongoli, lungo la statale 106. Stavo andando a mare con i miei genitori, avevo in mano il numero 1500 di Topolino. Sono passati circa 25 anni, quella costruzione è ancora lì. Pensa, avrebbe dovuto ospitare un mobilificio.
Queste case senza tetto sono dannatamente definitive. Sono già storia, per quanto mi riguarda, sicuramente un punto fermo nella mia concezione di paesaggio. Un tempio greco.
Questa 'storia come le case senza tetto' non può essere semplicemente raccontata come qualcosa di negativo come spesso succede dai tecnici preposti alle letture urbane. Queste case raccontano la vita, l'umanità e il lavoro di molti calabresi. 

Attraverso le tue tavole racconti del paesaggio di cemento visibile in Calabria, ma qual è la vita, l'umanità e il lavoro che abita queste case?

La casa costruita a metà è la storia stessa della gente che la abita, più eloquente di qualsiasi romanzo o fumetto si possa mai scrivere sull'argomento, ma è anche la storia della gente che la Calabria l'ha abbandonata, fisicamente quanto spiritualmente. Ogni cosa rimane incompiuta qui da noi, e la gente continua ad andare via per non ritornare più. Nella maggior parte dei casi, un secondo piano, lasciato incompleto, avrebbe dovuto ospitare, nei progetti iniziali, il figlio del proprietario della casa e la sua nuova famiglia, appena tornata dal viaggio della speranza al nord, o in Germania.
Ma ci sono anche gli abusi veri e propri, come l'albergo costruito dalla provincia con i fondi europei e poi, una volta completato, dichiarato inagibile e lasciato lì a maledire il passaggio di Marina di Strongoli.
Questi edifici sono veri e propri monumenti alla storia incompiuta della Calabria e al suo mancato processo di culturizzazione.

È possibile considerare la casa autocostruita - spesso fuori norma - come parte integrante della cultura calabrese?

Certamente. Una cultura fuori norma, e aggiungerei autodistruttiva. Tutti quanti in Calabria abbiamo una casa 'a metà' spesso benedetta da statue sacre.
Abbiamo interi quartieri costruiti o ristrutturati con materiali tossici, spiagge radioattive e navi di rifiuti sommerse nei fondali marini. In trent'anni non è cambiato nulla. Un bel giorno a Crotone abbiamo scoperto che per costruire scuole, case e strade erano stati utilizzati scarti industriali tossici e radioattivi provenienti dalle fabbriche Eni/Montedison. Tutto tace.
Quando un padre di famiglia, un sindaco e un'intera amministrazione decidono di compiere o lasciare impunite tali atrocità senza curarsi dei danni che andranno a creare, danni che influiranno pesantemente sulle vite dei loro stessi figli, è naturale pensare che quella calabrese sia una cultura fuori norma. Come fuori norma è l'apatia delle nuove generazioni. I ragazzi non sembrano interessati alle sorti delle loro città, ambiscono a entrare a far parte del sistema o lo accettano per sfinimento. O vanno via, come purtroppo anch'io ho fatto, lasciando una terra senza tetto e migliaia di storie incompiute.
 

Che cosa significa: «Lumache qui sempre»? 

Lumache qui sempre è l'insegna di un negozio che vende lumache provenienti da tutto il mondo.
Non ho inventato quasi nulla di quello che vedi; di notte nelle case ci sono quei fantasmi, la gente effettivamente rischia di andare a fuoco in alcune zone.
C'eravamo lasciati con una serie di mie domande sul tuo passato:
  • chi è Nicola Zurlo e cos'è fanzine Pere Uva Compilation;
  • band Hiroshima Rocks Around;
  • il tuo viaggio a Tokyo è stato fatto per vacanza o lavoro;
  • che cos'è il Gruppo Ernest;
  • cos'è Pictures from Life's Japanese Side;
  • chi è Giusy Noce Più Case e Meno Calabresi per l'antologia «Zero Tolleranza».
Ripropongo la tua risposta aggiornata.

Nicola Zurlo è un vecchio amico che conosco dai tempi del liceo. Abbbiamo fatto dei fumetti assieme dal 1998, e insieme abbiamo creato Pere Uva Production. Pere Uva è nata al funerale del nostro professore d'italiano, il nome viene da uno dei tanti cartelli affissi nei fruttivendoli calabresi e forse è anche un omaggio a uno dei nostri gruppi preferiti. Pere Uva Compilation era la fanzine che conteneva le nostre storie. Ne sono stati pubblicati sei numeri tra il 2004 e il 2005. Nicola ha scritto anche la storia "l'appostamento" che compare nel primo numero dell'antologia Ernest. Al momento non ho sue notizie.

Ho fatto parte della band blues Hiroshima Rocks Around per nove anni. Insieme abbiamo registrato tre LP, uno split album con la band Polar Bear e un 7" uscito per l'etichetta americana SS Records. La band era composta da tre elementi, io cantavo e suonavo la chitarra. Sono stato allontanato dal gruppo nel 2008 per incomprensioni e aspirazioni da discoteca degli altri membri del gruppo. La band è ancora in attività. In occasione di Crack!, il festival di fumetto indipendente a Roma, celebreremo i dieci anni dall'uscita del primo disco, Isolation Bus Blues, con un'improbabile reunion.

A Tokyo sono andato per studio. Sono laureato in Lingue e Civiltà Orientali all'Università di Roma la Sapienza. Il mio soggiorno è durato sei mesi, quasi tutti spesi nelle fumetterie di Tokyo, tra le pagine dei fumetti di Tsuge Tadao e in giro per i bar. Non mi sono mai allontanato dalla capitale, se non per una breve visita a Kamakura, per un faccia a faccia con il Grande Buddha.

Ernest è il gruppo con il quale attualmente collaboro. È nato nel 2007 dall'incontro con Sara Pavan e Francesco Cattani. Il dinamico duo Lise-Talami, Rebecca Rossi e Samantha Luciani si sono uniti a noi soltanto in un secondo momento. Ti rimando all'intervista sullo Spazio Bianco per farti un'idea di cosa sia effettivamente Ernest: Non riuscirei a sintetizzare in maniera adeguata un'esperienza che ha radicalmente trasformato la mia carriera da fumettista.
Per Ernest pubblico la serie Pictures from life's Japanese Side, giunta al numero 4. Pictures parte come un diario di viaggio in cui sono raccolte le mie avventure a Tokyo, ma col tempo continua a trasformarsi. Il secondo numero, ad esempio, è tutto dedicato alla figura del povero myata, un salary man con problemi di teletrasporto. Con il quarto numero invece prende il via una lunga storia che racconta la mia personale ricerca al Sacro Graal: Il negozio di jeans dove lavora Tsuge Tadao, il mio fumettista preferito.

Giusy Noce è la mia fidanzata. Puoi trovarla in molti miei fumetti: in questo caso è la principessa che chiede aiuto.
È la scrittrice occulta della maggior parte delle mie storie: Più case e meno calabresi è l'ultima avventura che abbiamo vissuto insieme a Roma, nel caos dell'incredibile mondo delle case in affitto romane. Insieme a Valerio Bindi organizza ogni anno il festival di fumetto indipendente Crack!, imperdibile appuntamento tra le mura del Forte Prenestino di Roma. 

Che cosa è successo nel frattempo?

Dai primi mesi del 2009 ho cominciato a collaborare con i ragazzi di Canicola. Canicola è un'interessante realtà del fumetto italiano, l'antologia omonima ha vinto nel 2007 il premio "BD alternative" del festival di Angouleme per la migliore rivista indipendente internazionale. Lavorare con Canicola per me è come giocare in nazionale. Sulle pagine di Canicola continuo a raccontare a modo mio le case senza tetto in Calabria, lo scempio della Pertusola e la realtà crotonese, ma ho anche la possibilità di confrontarmi con altre forme di racconto, penso a "Cuore di Marinaio", fumetto per ragazzi a colori pubblicato sulle pagine del numero 10. Altre mie storie sono state pubblicate su Epoc Ero Uroi (rivista ideata da un geniale gruppo di artisti e musicisti romani), Ponti e Crack On! (antologie curate dagli organizzatori del festival Crack!). 
Il mio lavoro più recente, Sonata for L'Aquila, è una storia di sei pagine che verrà pubblicata sulle pagine di Domus nei numeri di Maggio e Giugno, e tratta l'agghiacciante vicenda della costruzione dell'auditorium temporaneo progettato da Shigeru Ban e finanziato dal governo Giapponese per L'Aquila.
Al momento sto lavorando a una versione definitiva di Pictures from Life's Japanese Side: tre volumi che raccontano tre viaggi in Giappone, un progetto che ho nel cuore ormai da anni e che spero di vedere un giorno pubblicato.


31 maggio 2011
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Note:
1 Vincent Filosa, Una storia come le case senza tetto, Tipografia Negri, Bologna, febbraio 2009 (da dove sono state tratte tutte le immagini).
2 Sandro Onofri, Le magnifiche sorti. Racconti di viaggio (e da fermo), Baldini&Castoldi, Milano, 1997, p. 56

12 commenti:

  1. Da ragazzino ho passato molte estati tra calabria e sicilia a casa di nonni e parenti.
    Gli scheletri degli abusi edilizzi mai finiti, erano lo scenario dei giochi tra bande, spazi della conquista e della sfida al pericolo nel gioco tipico tra adolescenti... erano miseri playgrounds improvvisati in paesi dove l'alternativa erano il video game PacMan al bar in piazza o le pallonate contro un muro...Oggi ogni piccolo grande abuso è un ecomostro visto da lontano ma visto da vicino nella sua assurdità scopre di se stesso un sua anima sofferta e violenta, formalmente incivile ma impietosamente vera e umana o sub umana.. mi ritrovo nelle visioni di questo fumetto..ne riconosco i luoghi, le geografie e lo spirito...ritorno con esse di fronte a certi deliri di onnipotenza edilizia analfabeta...e li riconosco assolutamente detestabili ma umani
    In 3 anni io ed Eva Frapiccini abbiamo percorso parecchie volte la 106 fotografando un po ovunque lungo i quasi 500Km della 106 Un itinerario in cui bellezza naturale e orrore cementizio si mischiano una folle casualità. Magna grecia e magna distruzione si sommano azzerando il patrimonio paesagistico nel quale Ex Ilva, Pertusola, Saline Joniche e altre cattedrali delle cattive promesse ai disoccupati del sud, non sono altre che i capolavori in negativo dello sfruttamento criminale di un territorio.

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  2. il "lumache qui sempre" siamo noi chiusi nel guscio di una pigrizia, indifferenza, inciviltà che lasciapassare queste ferite del paesaggio non solo in calabria ma in tutto il meridione.
    un lavoro davvero interessante di chi è fuori dal guscio di lumaca indifferente

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  3. ---> Filippo,
    mi permetto di segnalare attraverso un link il tuo lavoro con Eva ---> http://it.ymag.it/schede.asp?id=9277

    Dal vostro video ho prelevato questo frame ---> http://www.facebook.com/photo.php?fbid=170356493025962&set=a.118795578182054.16531.118102681584677&type=1&theater

    che metto insieme con quest’altra immagine ---> http://www.facebook.com/photo.php?fbid=170357639692514&set=a.118795578182054.16531.118102681584677&type=1&theater

    Anche a me quel paesaggio mi è familiare. Mi sono formato nell’università di architettura di Reggio Calabria, facendo molte materie con tema a sfondo calabrese.

    Condivido il tuo pensiero detestabile analfabetismo edilizio ma umano.
    Ciò che vediamo registra la ‘cultura’ di un luogo. La statua della libertà per il proprietario dell’immobile rappresenta il massimo del senso estetico. Niente di più. Per chi abita lungo la statale 106, davanti ai propri occhi non nota un senso di devastazione. Al contrario, continua a modificare il suo paesaggio mediando le sue energie economiche tra l’utile e l’estetico.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  4. ---> Rosa,
    perfetta la tua relazione di un popolo chiuso nel suo guscio di pigrizia, indifferenza e inciviltà.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  5. Giovanna Calvo su FB mi scrive: senti te lo metto qui e se vuoi copialo... non so come fare altrimenti. avevo scritto che da abitante di questi luoghi approvavo i commenti, le opinioni di filosa. ne ricontravo l'esattezza e dicevo che mille volte si erano fatti gli stessi ragionamenti. mi meraviglio di non aver sentito parlare fino ad ora dell'attività di filosa e chiedevo come sia possibile procurarsi il fumetto.

    P.S.: Sto riscontrando problemi con i commenti. Nuovamente blogspot fa le bizze.
    Perdonate l'inconveniente.

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  6. Vins, rispondi al telefono e vedi che le notizie ti arrivano...

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  7. Una misura seria ( e partecipata) d’illustrare gli scempi e la realtà del paesaggio calabrese. Ogni disegno è un’opera di denuncia per la forte personalità espressiva. Trovo interessante il rapporto tra una certa sobrietà drammatica nelle scene ( che bene si combina e si sottrae alle ovvietà retoriche con l’uso di veloci chiazze cromatiche) e la cura spinta data agli oggetti del dramma. Un originale melange tra fumetto giapponese e disegno all’italiana. Inoltre, è come se “l’abuso” nella rappresentazione stessa, si trasfigurasse diventando ( finalmente) “architettura”

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  8. Marò,
    concisa e interessante sintesi del lavoro di Vincent Filosa.
    Quelle case A-B USO sono architetture e soprattutto paesaggio non possiamo far finta di niente rischiamo di prenderci in giro.
    La città e soprattutto l’urbanità inizia nel saper vedere questi A-B USO.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  9. Un pugno nello stomaco,inquinamento,brutt​ezza,soldi sulla pelle della popolazione che ignara e complice tace....qualcuno sta provando a denunciare lo scempio,non solo edilizio,inceneritori fuori controllo o controllati a pagamento dai padroni degli inceneritori stessi,una catena difficile da spezzare,chi ha il potere,cioè i soldi,rende tutto a "norma",come uscire da questa drammatica realtà ? con l'impegno civile della popolazione ,continuando ad essere mosche bianche che provano a contagiare il vicino.....la speranza è l'ultima a morire è il detto,qui si fa presto a perderla ;posto il link che riporta a un Libro,scritto da un calabrese in esilio forzato,chi denuncia rischia sempre....http://www.coppolaeditore.com/Products/219-demoni-e-sangue-ndrangheta-un-potere-glocale-e-invisibile.aspx..

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  10. Giuseppina,
    non conoscevo il lavoro di Francesco Saverio Alessio, sono convinto che il sud abbia le energie latenti per distruggere ‘la banalità’ del vivere civile e urbano, poiché da tempo sta guardando (perdendo qualche vita umana) in faccia i suoi nemici.
    Grazie di cuore per il suggerimento, libro da comprare.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  11. bella intervista, il lavoro di filosa non lo conoscevo. il segno è spaseante, fragile e forte, originale, intelligente. mi piacerebbe confrontare qualche suggestione con lui. conosco da driver anche un po' dei posti masterpiece che filosa racconta in immagine - il maxi rudere tamponato del mobilificio di strangoli, o il "castello flotta" di mandatoriccio (location di una scena del girato di cetto la qualunque). non ci stava male un link su "statale 18" e "ab-uso" (è anche il mio "chi vive in calabra /chi ha scarsa memoria" |doppiozero, 2013| è concerned), già trattati in W. A.: non credi salvatore? m f m

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    Risposte
    1. Mauro Francesco Minervino,
      quest'intervista precede il nostro lungo colloquio.
      Qui il LINK del tuo libro.

      Saluti,
      Salvatore D'Agostino

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