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19 febbraio 2009

0021 [MONDOBLOG] 41 verticale: Architetto senza tetto

di Salvatore D'Agostino
intervista prima e seconda parte


«Venuto meno il ruolo di alfabetizzazione delle grandi ideologie politiche, l'Italia non è ritornata al silenzio. Al contrario. E bisogna proprio essere Arbasino per vedere in questo impulso alla presa di parola soltanto fracasso, volgarità e mugolii da Zombi.
Che ci sono, eccome, ma la democrazia non è un pranzo di gala, e non c'è nulla di più sterile che avere orrore del basso, perché basso è ciò che d riguarda tutti e alto è solo l'uso che ne facciamo.
Che tutti possano parlare, e lo facciano, è un bene di per sé.
L'errore speculare è però pensare che basti. A nessuno piace stare a sentire sciocchezze, e non a caso in Italia si parla molto ma si ascolta poco.
Le opportunità non colte sono trappole mortali. Un buon esempio è la straordinaria diffusione dei blog, dei forum, dei diari in rete, dei siti di discussione in cui si esprime la nuova sfera pubblica: una grande potenzialità, talora sfruttata, più spesso sprecata - ma è un mezzo ancora giovane. Nel bene e nel male, l'Italia di oggi assomiglia molto a un enorme blog. Una micro-fenomonolgia della blogsfera può offrirci un ritratto fedele, anche se parziale, del nuovo spirito pubblico italiano: non tanto dei suoi temi ma piuttosto del suo stile, delle attitudini comunicative e delle tonalità affettive attraverso cui si caratterizza e si costituisce.
Un ritratto, più che dell'Italia com'è, di come può – rischia e spera-di essere».1 (Daniele Giglioli)


Questo è stato ed è lo scopo della rubrica mondoblog, aperta nell'aprile 2008 su Wilfing Architettura. Attraverso lo strumento dell'intervista, snellita dalla sua deriva vip/star/personaggio, s'intrecciano storie, ricerche, speranze, illusioni e appunti legati al mondo dell'architettura.

Dopo nove mesi e quasi nove dialoghi non ho elementi sufficienti per fare un'analisi approfondita o il ritratto accennato da Daniele Giglioli, comunque una considerazione mi sento di farla: il panorama dei 'blogger architetti' non è così ricco e autorevole come si possa immaginare, un raffronto con i blogger inglesi, americani, francesi e spagnoli non è ipotizzabile. C'è da chiedersi perché gli architetti italiani, avendo uno strumento a disposizone così semplice e accessibile, non lo utilizzino?

Questo non è un blog divertente o superficiale, perché gli Architetti senza tetto, amano l'ironia e si sa che quest'ultima non è sempre facile da capire. L'ironia è come Giano, possiede due facce e spesso, come in questo caso, la parte nascosta rileva, più di qualsiasi 'dotto' saggio, lo stato attuale dell'architettura in Italia, che sembra persa tra le patinate fotografie dell'architettura 'IN' ed incapace a leggere la realtà di uno dei tanti studi di architettura che si confronta con l'architettura 'OUT' cioè quella più verace e viva.
Ecco alcuni post senza tetto:
19 febbraio 2009 (modificato il 25 maggio 2010)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
__________________________________________
Note: 
1 Daniele Giglioli, Blog Italia, Abitare, n. 488, p. 83-84.

10 commenti:

  1. ehi Salvatore! condivido la tua analisi sulla "scarsità" dei "blogger architetti"... Da quando bloggo (nov.92) mi piace divagare alla ricerca proprio di blog di architettura italiani... e non sono andato oltre ad una trentina di link (metà spariti) e che poi sono quelli che anche tu hai intercettato... mi chiedo a volte come mai? e non so... le ragioni sono sicuramente molteplici... ma penso anche che gli architetti, siano troppo spesso attratti dai media 2.0... solo per gli aspetti legati alla autoreferenzialità...

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  2. ---> Marco+,
    sicuramente volevi scrivere novembre 2002, poiché il blog è nato nel 1997 ma introdotto in Italia solo nel 2001.
    Più vado avanti con questa inchiesta, più mi rendo conto che pochissimi utilizzano questo strumento come una potenziale voce dissonante o diversa rispetto al sistema dei media strutturati.
    Il fenomeno ‘blog’ che in altri stati ha aperto spazi importanti e nuove logiche d’informazioni, un esempio importante è il blog di Salam Pax, l’architetto iracheno che ha raccontato l’invasione dell’Iraq nel 2003, facendo innervosire molti giornalisti americani.
    I blogger/architetti italiani utilizzano questo strumento come vetrina per esporre la propria merce architettonica o convincere il mondo delle proprie insindacabili idee o polemizzare in modo facile contro le idee non condivise e raramente creano corti circuiti innovativi.
    Sembra che non abbiano capito le potenzialità dello strumento ‘blog’, che risiede soprattutto nella ricchezza della propria diversità con linguaggi e metodi svincolati da costrizioni editoriali.
    Molti blogger sembrano essere schiavi delle proprie idee, dimenticandosi che un blog ti porta a sfrangiare in modo positivo l’idea a favore delle idee (grazie ai commenti la rivoluzione principale di un blog).
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  3. Penso che i siti degli architetti siano lo specchio della professione o di quello che ci si aspetta da un professionista (serietà, affidabilità, autorevolezza ecc. ecc.) mentre nell'opinione diffusa il blog è visto come un hobby o un passatempo amatoriale. Però le cose stanno cambiando, soprattutto da quando le piattaforme per il blogging stanno diventando un'economica e versatile alternativa alla creazione di siti standard. Magari assisteremo a un'evoluzione parallela, tecnologica e professionale, che vedrà gli architetti e i loro siti aprirsi a forme più condivise di interazione e comunicazione. Vedremo!

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  4. --> salvatore,
    oops ho proprio sbagliato data, e che nel '92 facevo già del networking attraverso le dinamiche dell'"arte postale"...
    ma un blog... si può misurare anche sulla quantità e sulla qualità di moderazione dei commenti?...

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  5. ---> Rem,
    poni un ottimo quesito centrando il problema.
    L’idea originaria del blog è la condivisione pubblica di ricerche e appunti individuali. In seguito il blog verrà utilizzato come un diario personale ma pubblico, l’ossimoro è palese e la contraddizione di fondo lo ritroviamo nei blog degli architetti, che tendenzialmente aprono un blog per l’autopromozione. Il blog, ha e sta, cambiando il giornalismo, come puoi notare anche in Italia le testate giornalistiche hanno aperto i loro spazi ai blogger (che spesso sono dei giornalisti e non blogger puri) e introdotto la possibilità di commentare le notizie. In pratica una trasformazione mediata dai blog. L’invenzione importante del blog è la possibilità di espandere l’idea dell’articolo/post con le idee dei lettori attraverso i commenti. Si annulla l’idea/autorevolezza verticale dell’articolo filtrato dalle redazioni e s’introduce lo scritto senza barriere espandibili, e aggiungo imprevedibili, dell’orizzontale post/blogger.
    Secondo il blogger e giornalista Nicholas Carr la blogosfera ormai è morta «Anche se ci sono molti blog validi, mi sembra difficile sostenere che oggi esista ancora una blogosfera. Quel mondo vasto, incontenibile e intimo in cui gli autori condividevano osservazioni, pensieri e discussioni fuori dal circuito dei mezzi d'informazioni tradizionali.». Questa morte è dovuta alla blogalizzazione dei media accennata in precedenza. Un esempio italiano riferito all’architettura è la nuova testata web della rivista ‘abitare’ un aggregatore di notizie, cioè un blog espanso scritto da chi gravita nella testata. Ovvio che con la qualità e la vivacità di un gruppo di lavoro così qualificato, il singolo blogger è destinato a morire.
    Osservando la classifica dei 50 blog più influenti nel mondo stilata da “The Observer”, al nono posto troviamo ‘Beppe Grillo’. Un sito generalista che catalizza molti click/utenti questo determina un autofinanziamento non indifferente.
    Questo m’induce a riflettere su un problema importate ‘l’economia’, un blog costa fatica e ha pure diritto ad un riscontro economico. All’estero i blogger come il nostro ‘Grillo’ monetizzano gli accessi. Un blog di architettura da questo punto di vista parte svantaggiato:
    - non può essere auto promozionale (escludendo i grossi nomi) stancherebbe per povertà di contenuti;
    - non può aspirare ad introiti pubblicitari perché troppo specifico ‘architettura’ quindi poco cliccabile (può semplicemente stipulare parteniship ma l’economia italiana non credo che emancipi);
    - non può essere superficiale o mediocre nei contenuti non potrebbe mai evolversi come autorevole.
    Occorrerebbe che il blogger architetto italiano riflettesse su questi punti per intraprendere un percorso autonomo, magari di controinformazione o meglio di informazione ‘altra’ che spesso viene esclusa dai dibattiti ‘spot/semplicistici’ della cultura giornalista odierna. Capire che un blog possa essere utilizzato come uno straordinario strumento di approfondimento autonomo potrebbe stimolare la nostra ‘maltrattata’ professione ed aumentare l’autorevolezza dei blogger.
    A presto,
    Salvatore D'Agostino

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  6. ---> Marco+,
    a mio parere bisognerebbe ragionare sulle due parole quantità/qualità.
    Per farlo voglio introdurre due concetti Troll e commento:
    il primo è una parola che identifica il commentatore di blog che manda volontariamente messaggi provocatori, devianti o fuori tema. (forse derivante dal suo primitivo significato, devo ancora indagare, De Mauro: nella mitologia nordica, essere maligno dall’aspetto di gnomo o di gigante, che vive in luoghi solitari come boschi, montagne, caverne e sim.);
    il secondo dal De Mauro: esposizione riassuntiva di un evento con osservazioni e giudizi.
    Spesso il ‘Troll’ è una tecnica utilizzata nei blog per attrarre visitatori.
    Invece un commento senza osservazioni e giudizi pertinenti non serve a niente, quindi molti lettori reputando il post/articolo condivisibile non inseriscono commenti. Inoltre c’è da considerare se il post/articolo sia scritto in modo aperto (pone riflessioni) o chiuso (mera informazione).
    Il troll produce quantità ma non qualità, il commento se è pertinente produce qualità ma non è detto che produca quantità.
    Ma occorre farsi una domanda perché si commenta?
    Io credo che il commento sia necessario per la vita di un blog perché l’appunto del post si dilata come nella logica del web 2.0.
    Però spesso si commenta perché si è in disaccordo. A tal proposito ecco un suggerimento interessante: Paul Grahan, Le parole per essere in disaccordo (relativamente ai commenti sul blog) ---> http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2447
    Che ne dici magari ne riparliamo dopo questa lettura?
    A presto,
    Salvatore D’Agostino

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  7. La verità è che la maggior parte delle persone usa il blog per cazzeggiare. Molto chiaramente, questo abbassa la media dei blog in generale, e così chi lo tiene con un certo impegno alla fine, ha un primo filtro da un esterno alle dinamiche della rete di scarsa serietà. Peccato... Anche perchè di blog interessanti ci sono, che prima o poi chiudo è vero, ma ci sono. È vero: la maggiorparte di quelli interessanti è filo-muratorino, però occorre resistere e dire la propria! E questo Salvatore lo sa bene, vero?

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  8. ---> Emmanuele,
    non vuole essere una considerazione disfattista, ma credo che i blogger/architetti siano molto latitanti.
    Pur avendo un bacino potenziale di 130.000 architetti laureati e 10.000/20.000 da laureare. Questo mi fa riflettere, mi piacerebbe trovare nella rete blog più autorevoli e dinamici.
    Altre considerazioni le puoi trovare nel nuovo post …a proposito di bagno di sangue, Postpolis e il potere dell’architetto…
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  9. Recentemente ho riportato i temi di questo post su facebook ne è nata una discussione con Emmanuele Pilia che copio e incollo come promemoria.

    Prima parte

    Salvatore D'Agostino:

    Emma,
    a parte qualche rara eccezione possiamo dire che non è mai esistita una blogosfera 'architettonica'. Un dato che va registrato e analizzato
    Non credi?

    Emmanuele Jonathan Pilia:
    Guarda, io credo che non esista in generale una "blogosfera tematica", apparte quelli relativi al mondo di internet, che di solito sono patetici. Non so se sia un che di registrabile, perché in un blog si incentrano troppo gli umori dei singoli, e quindi se c'è una sinergia è data spesso da amicizie più che veri interessi in comune. No?

    Salvatore D'Agostino:
    Il sistema di amicizie il solito Metitieri lo chiamava VIB (parafrasando i VIP) una peculiarità di molti blogger dediti ai ‘new media’.
    L’architettura ha altre caratteristiche simili alla letteratura, i fumetti e Second Life tre ambiti molto interessanti dal punto di vista della blogosfera (o qualcosa di simile) in Italia vedi: Wu ming, Giuseppe Genna, Nazione Indiana, Tiziano Scarpa, Primo amore e Roberto Saviano (nasce blogger il suo sito è simile a un blog) per i primi.
    La rivista Animals (che nasce grazie al collettivo di blogger fumettisti) o il gruppo Ernest (giovani autori) per i fumetti.
    E second life che conosci bene.
    Ciò che mi turba è l’incapacità degli architetti a utilizzare uno strumento ‘libero’ da qualsiasi schema.
    Si preferisce il sistema ‘piramidale’ delle conoscenze e del sistema delle riveste/critici (si fa per dire).
    Nessuno sperimenta questo sistema ‘libero’, vuoto, molto vuoto di scritture architettoniche.
    Anche in questo caso preferiamo osservare indietro per difendere i nostri ‘quattro concetti’ per non affrontare le nuove sfide.
    Come succede per i CAD non li creiamo ma li utilizziamo da default.
    Anche le assenze inviano ‘messaggi’.
    Ma forse mi sbaglio!

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  10. Seconda parte

    Emmanuele Jonathan Pilia :
    No sicuramente hai ragione su questo. Anche se mi chiedo: è una peculiarità italiana? A me sembra che in genere gli architetti non tentino di sperimentare alcuna produzione culturale. Il fatto è che gli architetti, dato che tendono ad architettonizzare il proprio mondo, sono in finale "stupidi". Lo dice pure Zevi (più o meno paro paro come l'ho detto io). Tutto sommato anche la critica delle riviste e dei blog fa per lo più ridere, e poi l'architetto tende sempre a porsi in una posizione dominante senza capire che la sua è una posizione debole all'interno del ciclo economico e del ciclo di produzione culturale. Comunque stiamo traendo già discutendone così dei messaggi dalla latitanza del grigio cranico che infesta i nostri colleghi, e quindi noi stessi! :)

    Salvatore D'Agostino:
    Calzante la frase di Zevi.
    L’architetto tenta di architettonizzare (secondo i propri parametri) anche i nuovi ambienti ‘hard o http’.
    Non ha un approccio ‘infantile’ (non cresce imparando i nuovi parametri), non fa il processo inverso, traspone la sua idea nell’hard o http.
    Hai perfettamente ragione nel dire che l’architetto/ura è un elemento (debole con qualche rara eccezione) di un ciclo economico/culturale.
    L’ultimo libro di Gregotti contro la multidisciplinarietà trascura quest’aspetto fondamentale evidenziando, erroneamente, la contaminazione negativa dell’architettura con l’arte e la tecnica.
    Nel fare architettura (alta o bassa hi o lo fi) hai tre parametri (invarianti non estetiche per ritornare su Zevi):
    - legislativo (rigido poiché il sistema italiano è farraginoso, per non parlare dei tecnici statali);
    - imprenditoriale (non il sistema economico ma la cultura e l’etica del singolo o gruppo);
    - culturale (non la quantità di libri letti o la confutazione di testi critici ma il fine economico dell’architettura - dell’edificio – nel piccolo, medio o grande contesto ’ fisico’ quindi, culturale).
    L’architettura va letta attraverso questi parametri altrimenti la critica diventa racconto ‘estetico’, ovvero narrazione ‘epica’ priva di ‘pathos’.
    Ritornando su Gregotti e la sua new town cinese.
    Ritroviamo la tragedia di una narrazione epica ‘fallace’ un misto tra il genius loci (antimoderno) e il postmoderno edulcorato producendo non un postmoderno maturo ma un pop x pop moderno.
    Gregotti salta il fosso del dialogo pop dell’architettura Venturiana enfatizzando i propri canoni, imitando se stesso al quadrato.
    Una piccola tragedia, simile all’architettura diffusa in Italia che non è mai stata moderna (a parte alcuni esempi durante il fascismo e forse l’esperimento Olivetti) ma post(iccia)moderna.
    Un mix delle tre invarianti ancora poco studiate (forse analizzato da qualche procura).
    Tu dici: una peculiarità italiana?
    Non lo so.
    Sono disinteressato ai confronti ‘con il mondo’ mi piacerebbe trovare i bug ‘italiani’ al sistema che ci vede attori protagonisti.
    Altrimenti rischiamo l’esterofilia snobistica e non analitica dei problemi.
    Ultima curiosità ‘Santoro’ stregato dalla rete ne parla solo in termini di libertà di espressione.
    Mi chiedo la rete ci offre spazi ‘concreti’ (civili) di libertà (dal sistema terreno)?

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Due note per i commenti (direi due limiti di blogspot):

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