di Salvatore D'Agostino
Giuseppe Pontiggia sosteneva che, per affinare la propria scrittura, bisogna essere dei buoni lettori, non credeva negli scrittori artisti cioè quelli che per non rovinare la propria aurea non si fanno contaminare da altre idee.
L’architetto spesso confuso come artista, ricade nella categoria dei non lettori, raramente riesce a leggere in profondità testi (architettonici) altrui, scadendo nella dialettica da bar: bello/brutto, hard/soft, antico/moderno; ma se la conversazione popolare è importante per le sane dispute tra amici e per una risata sarcastica, può non servire per affinare gli strumenti del mestiere. Seguendo il pensiero di Pontiggia, non solo un buon lettore osserva meglio la realtà evitando di parlare a vuoto di intuizioni già analizzate da altri, riconosce la paternità di un’idea, elabora connessioni e non crea confusioni.
La citazione non è un diritto d’autore, ma semplicemente elaborazione di un pensiero forte e pregnante che ci sta portando altrove. Saper citare significa saper crescere.
Nel vedere i video degli incontri della Festarch, mi sono imbattuto in due interventi dell’architetto Marco Casamonti di Archea, impegnato nella sua conquista del mondo attraverso i luoghi topici (Milano, Pechino) e un centinaio di neoarchitetti (da 1500 euro mensili). In tutte e due gli interventi si dimentica di attribuire una frase al poeta Andrea Zanzotto (V. 0002 [A-B USO] C'è una vera e propria malattia del costruire). La frase, priva di retorica ecologista, sintetizza la devastazione del cemento negli ultimi cinquant’anni in Italia: “L’Italia è passata dai campi di sterminio allo sterminio dei campi”.
Architetto Marco Casamonti le chiedo è un furto d’autore o è la frenesia da ‘parole icone’, che includono tutto e il suo contrario, nel desiderio di diventare POPolare?
26 giugno 2008 (Ultima modifica 13 agosto 2012)
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