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10 luglio 2014

0010 [HERESPHERE] Mauro Francesco Minervino | Benvenuti nell’era del realismo da divano

di Salvatore D’Agostino 

Succede che, un video amatoriale pubblicato su YouTube possiede il canone del giornalismo del nostro tempo ovvero la capacità di trasformare una notizia in evento mediatico. Non importa il tipo di notizia perché, superata la soglia da notizia in evento, tutto si confonde: l’inaspettata sconfitta del Brasile, le confessioni del nuovo presunto mostro dell’adolescente Yara Gambirasio e il presunto inchino, davanti la casa di un veterano dell’ndrangheta, della statua della Madonna a Oppido Mamertina diventano gli eventi necessari per proiettare, nei diversi contenitori di massa, il realismo più redditizio per un’economia dell’informazione basata sulla quantità di ascolti o di accessi web o copie vendute. Dal momento in cui la notizia supera il limite e si trasforma in evento inizia il tormentone, fino all’arrivo di un’altra notizia-evento, spalleggiato dai migliori opinionisti. 
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Succede che, ad esempio, per non inventare niente, come si legge nel racconto di Beppe Severgnini della sua settimana di astinenza da internet dal 9 al 15 febbraio del 2012 che il Corriere della Sera, il giornale per cui lavora, lo chiami per - in ordine cronologico - scrivere: 
  • un commento su Mario Monti in copertina su «Time»; 
  • un commento di 150 righe sulla nuova reputazione degli italiani nel mondo;
  • la consueta rubrica del giovedì che riguarda Silvia Deaglio, figlia del ministro Elsa Fornero e dell’economista Mario Deaglio.
Succede che, tutti i giornali chiedano ai loro opinionisti - che spesso lavorano da casa seduti davanti al PC - di scrivere qualcosa. Ad esempio di dare un’opinione sulla notizia di Oppido, che è diventata nel frattempo un succulento evento ricco di stereotipi facili e luoghi comuni d’accatto. È ipotizzabile che nessuno di essi si sia mai sventurato, durante la propria vita, di fare almeno una vacanza a Oppido e che per dovere verso il proprio mestiere, adesso si trovino a scrivere qualcosa. Anche se nessuno degli opinionisti ha mai messo piede a Oppido tutti sembrano avere idee chiarissime su Oppido, sulla Calabria, sul Sud e soprattutto, uso la parola magica, sulla gente. Lo scrittore Philip Roth in un dialogo con Nelly Kaprièlian confessa che non ha più voglia di scrivere libri e, incalzato dalla critica francese, dice il perché: «Ho 78 anni, non so più cos'è l'America di oggi. La vedo alla televisione, ma non ci vivo più.» Per il buon giornalismo italiano vale il contrario del disagio di Philip Roth, è possibile raccontare l’Italia vista alla televisione e, nel caso di Oppido, su YouTube: benvenuti nell'era del realismo da divano.
 
Su Oppido e il suo delirio da ‘realismo da divano’ v’invito a leggere questa nota di Mauro Francesco Minervino scritta sulla pagina facebook che merita un’attenta lettura. Minervino da anni racconta, ciò che vede vivendo, attraversando quotidianamente la Calabria, nei suoi libri: La Calabria brucia (2009), Statale 18 (2010), Chi vive in Calabria / Chi ha scarsa memoria (2013), su Wilfing architettura ho pubblicato una lunga intervista che, se vuoi, puoi iniziare a leggere da qui.

Mauro Francesco Minervino 

Vedo che da qualche giorno in giro si sprecano i commenti moralizzanti in bello stile e i verbosi articoloni pieni di appoggi di seconda mano alla legalità violata e al malcostume mafioso delle processioni barcollanti. Chi ha confidenza con questi luoghi, chi vive e lavora da queste parti, sa bene che non c'è santuario, processione o cerimonia religiosa sacramentata in Calabria dal calendario della tradizione e dalle liturgie, in cui il trono mafioso e l'altare - rappresentato dal disinvolto ed eterogeneo clero paesano - siano esenti da rapporti di familiarità, intrecci di interesse e legami più o meno confessabili con le cosche e i padrini locali. Spesso formano, insieme, un solido blocco di potere storico e sociale, simbiotico per cultura, valori e consenso. Storia vecchia su cui si aprono gli occhi solo adesso? 

Basti un solo, clamorosissimo, esempio: nel celebre santuario di Polsi, una frazione del paese di San Luca in Aspromonte, il capo della ‘ndrangheta viene da 100 anni eletto nel corso di un summit che si tiene nel corso di "una toccante cerimonia religiosa della fede popolare", che si ripete identica durante l’annuale festa della Madonna della Montagna.


E lì finora mai nessun vescovo o prelato o parroco locale si è mai sognato di scacciare i mafiosi fuori dalla chiesa o di pronunciare i tonanti anatemi alla Bergoglio, brandendo il Vangelo contro "i fratelli che sbagliano". 

Sulla scia dei fatti di Oppido accade anche che in questi giorni autori e opinion maker che a casa loro e nei loro paeselli foderati di clientelismo, previtoccioli corrotti e compari impresentabili, fino a ieri hanno comodamente taciuto e si sono curati di posizionarsi convenientemente con i poteri che a chiacchiere adesso altrettanto comodamente disdicono in pubblico (specie dopo la fatidica discesa papale dello spirito santo sulle infelici contrade calabre), colgono al volo il giro del vento per straripare in denunce smancerose. È tutto un coro di moralizzatori ipocriti che strappano facile facile l'applauso clickato nei "mi piace" degli addicted di FB e degli entusiasti delle "condivisioni" virtuali senza colpo ferire. 

Eccoli i soliti campioni del "mai scalfirsi un'unghia e mai farsi nemici", quando i nemici reali, quelli della politica, della mafia, dei poteri che contano, li devi temere e guardare in faccia per combatterli davanti l'uscio di casa. Gli atti di accusa dei maestri dell'ultimo momento e le tirate retoriche e politicamente scontate sui mali della mafia, è facile farle col vento in poppa del consenso già smisurato con lo sbilanciamento calcolato dei grandi media, approfittando peraltro delle insegne accoglienti ed ecumeniche di un sommo pontefice romano che, finalmente, scomunica mafiosi e corrotti e va via senza salutare. Non mi stupisce che tra questi coraggiosi last minute brillino per tempestività e occhio alla rendita di posizione, i soliti paraculi accademici e gli eunuchi del pensiero moscio spacciato ovunque per verità fervente e rivelata. 
Quando scrivevo di queste cose, anni fa, e ne pagavo salatissimamente il prezzo, avevo intorno il deserto, ero isolato e ostracizzato dal conformismo più vile, dalla violenza verbale, dalle minacce e dalle maldicenze del club bipartisan dei colletti sudici che comandano tutto in questa regione che odia la libertà: e "loro", gli intellettuali della parrochietta che salmodiano civismo in punta di penna, dietro quale santo in processione ciabattavano, dov'erano a pranzo questi maitre a manger del pensiero futile?
Per carità, almeno un po' di dignità e di buona memoria, signori. 
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3 commenti:

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