7 febbraio 2011

0039 [MONDOBLOG] I contenuti e un ricordo

di Salvatore D'Agostino
«Pubblicazioni di Architettura sul Web. La via Italiana 

InArch (Istituto Nazionale di Architettura fondato da Bruno Zevi) Roma Via di Villa Patrizi 11, 5 Marzo 2001, ore 20 
Introduce e coordina: Antonino Saggio, La Sapienza Presentano: Marco Brizzi (direttore di Architettura.it), Giacinto Cerviere (direttore di Iperspazio) [ndr non più in rete], Sandro Lazier (direttore di Antithesi).
Commentano: Francesco Tentori (Iuav, Venezia) Livio Sacchi ("Il Progetto")
Interverranno al dibattito: Renato Masiani (direttore del Cics, La Sapienza), Luigi Centola (Coordinatore New italian Blood), Paolo Ferrara (Architetto e docente)

La serata intende far conoscere meglio al pubblico degli architetti il mondo delle pubblicazioni di architettura in rete. Non si tratta della duplicazione nel web di riviste o bollettini comunque esistenti su carta stampata, ma bensì dell'apertura di nuovi spazi di dibattito, di approfondimento, di discussione possibili solo attraverso Internet.
Qual è la "storia" che ha condotto a delle iniziative che oggi rappresentano un punto di riferimento sicuro del dibattito architettonico italiano? Quali sono i temi nuovi che vengono sviluppati in queste riviste in rete? Quali sono le modalità di scambio delle opinioni tra lettori e redattori delle riviste? Infine quale nuovo spazio di contributo critico si è aperto attraverso una forma di pubblicazione più libera, leggera e diretta rispetto alle pubblicazioni cartacee? 
Questi sono alcuni degli argomenti su cui ruoterà la serata.
 
Con l'aiuto di audiovisivi presenteranno strutture e caratteristiche delle pubblicazioni in rete tre riviste che hanno caratteristiche molto diverse tra loro. "Architettura.it" di Marco Brizzi, basata a Firenze e appoggiata al gruppo Dada è la più completa rivista di architettura on-line esistente in Italia.  
"Iper-spazio" di Giacinto Cerviere, basata a Melfi è un'iniziativa molto più giovane, particolarmente interessante anche perché proviene da un territorio decentrato. 
"Antithesi" di Sandro Lazier promette sin dal titolo quello che fino ad oggi ha mantenuto: una chiara e dura posizione critica sull'attuale cultura architettonica italiana. 
Sono chiamati a commentare queste esperienze Francesco Tentori, tra i più autorevoli studiosi dell'architettura contemporanea che negli ultimi anni si è molto interessato al Web anche nella sua didattica allo Iuav e Livio Sacchi, vicedirettore del "Il Progetto" e professore all'Università di Pescara che è interessato nella sua attività pubblicistica e didattica ai temi del rapporto tra il mondo della rappresentazione digitale e quelli legati alla tradizione architettonica.
Innesteranno il dibattito con il pubblico una serie di interventi programmati di esperti del settore.»
Questo vecchio incontro e tante altre storie saranno il contenuto del prossimo colloquio con Antonino Saggio. A seguire la terza lezione di Geoff Manaugh.


di Geoff Manaugh*

Leggi le altre puntate del Corso di blog: La storiaL'attrezzaturaPer chi si scrive? e Il futuro

Finora all'interno di questo corso abbiamo parlato delle origini del blog – da dove proviene come forma espressiva, qual è la sua storia letteraria – e abbiamo anche dato uno sguardo all'equipaggiamento e all'infrastruttura elettronica di cui un blogger ha bisogno oggi. 

Però di cosa dovrebbe parlare un blog?
Quali sono gli argomenti da trattare?
Più nello specifico, qual è il campo a cui un blog di architettura si rivolge? 

Se iniziamo dando per scontato che un blog di architettura dovrebbe offrire commenti e notizie sulle pratiche e i problemi che oggi riguardano la progettazione dello spazio, allora siamo solo a metà della definizione. Discutere di architettura dal solo punto di vista di chi per lavoro progetta e costruisce edifici esclude a priori un pubblico molto più ampio e comunque interessato alle teorie architettoniche. Ovvero tutti quelli che fanno esperienza costante dell’ambiente costruito a diversi livelli, ma che tuttavia non hanno intenzione di interpretarlo utilizzando le convenzioni del vocabolario della critica architettonica. Anche gli utenti, alle cui emozioni la progettazione degli spazi si rivolge, vogliono parlare di architettura. 

In altre parole, oggi esiste un pubblico vastissimo per la scrittura architettonica. L’architettura non è un argomento di nicchia, a cui sono interessati solo pochi autori specializzati. Tutto questo pubblico di lettori – potremmo anche dire l’intero pubblico – vive una relazione intima con città, paesi, case, infrastrutture, paesaggi e altre forme nello spazio create da architetti. 
Questa esposizione prolungata, quotidiana ai prodotti dell’industria architettonica comporta una modalità diversa di conoscenza dello spazio. I blogger farebbero bene a ricordarsene quando scrivono di spazi progettati e del mondo di cui essi fanno parte.

Come si mettono in pratica questi propositi?

Semplicemente, niente è fuori tema quando si prepara un post per un blog. Nessun genere è poco appropriato quando si discute di progettazione architettonica. Critica, teoria, narrativa, saggistica, lista, intervista, recensione, sceneggiatura, poesia, musica pop: la varietà delle forme testuali a disposizione è illimitata. Anzi, la scrittura del blog favorisce e offre straordinarie opportunità per la sperimentazione con lo stile, il tono, il genere e il campo dei riferimenti culturali. 


I blogger hanno oggi possibilità senza precedenti per cambiare il modo in cui parliamo di architettura – possono coinvolgere più persone e più campi d’azione.
I limiti della discussione architettonica si sono ampliati come mai era successo nella storia.
Tutto questo grazie al contenuto.
Il vero potere di qualsiasi blog non sta nella forma, nel design o perfino nel suo URL, per quanto questi possano essere interessanti; il potere di ogni singolo blog sta negli argomenti di cui si parla e in come essi sono trattati. Il genere, l’ampiezza dei riferimenti, il tono – questi sono elementi assolutamente centrali. Stai semplicemente ripubblicando immagini da un recente comunicato stampa – un comunicato che ha percorso l’intera blogosfera mondiale, ma a cui solo tu sei stato tanto ingenuo da credere fino a pubblicarlo – o stai mettendo in circolazione tuoi propri editoriali, saggi critici, storie, report e interviste?
 
E in questo caso, di cosa stai parlando?
 
La maggior parte dell’odierna scrittura architettonica è caratterizzata da una convinzione ferma che gli architetti comprendano gli edifici meglio che, diciamo, i rapinatori di banca, gli operai che riparano gli ascensori o le squadre urbane anti-terrorismo. Per quanto mi riguarda, ancora non ho visto evidenza inoppugnabile che i pianificatori urbani comprendano le metropoli meglio che gli specialisti della disinfestazione, dei maratoneti o perfino dei poeti. 
Allora come mai queste tre categorie non sono interpellate, intervistate e coinvolte oggi quando si parla di spazi urbani? 

Allo stesso modo, perché i blogger dovrebbero dare per scontato che il gruppo professionale più qualificato per parlare di ambiente costruito siano gli architetti? 

Sotto molti punti di vista, sarebbe come chiedere ai programmatori di Microsoft Word che opinione hanno della letteratura contemporanea.
Dunque, usiamo i blog per ampliare la conversazione.
 

Una coppia di adulteri in giro per la città ha un rapporto molto più intenso con il potenziale emozionale dello spazio urbano che un critico di architettura incaricato di fare un profilo di una nuova sala da concerti. La coppia di adulteri è legata da una conoscenza segreta di ogni angolo e rifugio della città, di ogni lobby di albergo in cui è possibile nascondersi e di ogni portiera troppo curiosa. È un rapporto diverso da quello del critico, che deve solo scrivere un articolo per dimostrare il suo particolare tipo di conoscenza dello spazio urbano.
Immaginate una serie di post scritti su un blog intervistando persone prese in triangoli amorosi, o ladri che studiano centri commerciali, o poliziotti in incognito che lavorano a un’azione spettacolare.
Questo tipo di enciclopedia dello spazio urbano in tono minore ha un fascino imbattibile ed è anche rilevante dal punto di vista architettonico. Probabilmente, non aiuterebbe uno studio d’architettura emergente a vincere il Pritzker Prize dell’anno venturo, ma questo non è l’obiettivo del blog. Non è quello il premio a cui aspirare come blogger. Noi stiamo cercando di comprendere l’impatto che la progettazione architettonica ha sulle civiltà umane, e viceversa. Il nostro obiettivo è di capire la città, gli edifici che la costruiscono e le modalità di uso dello spazio. I blogger non devono lavorare per assicurare che Le Corbusier sia ancora importante.
 

I blogger dovrebbero aspirare ai premi Nobel e Pulitzer; dovrebbero fare la cronaca dell’architettura come Hunter S. Thompson la fece degli Hell’s Angels, e fare critica della città nella maniera in cui Neil Armstrong fece conoscenza della luna. La cosa importante da ricordare è che l’architettura in sé ha sempre avuto una portata maggiore di qualsiasi nuovo museo, progetto residenziale, villa o stadio inaugurato in qualche città globale. L’architettura comprende ogni aspetto dell’interazione fra gli esseri umani e l’ambiente costruito.
Discutere – o scrivere un blog – di architettura deve quindi comprendere anche altri tipi di incontro meno ufficiali con gli spazi in cui ci muoviamo.
Se vogliamo rendere le conversazioni di architettura comuni come lo sono quelle sui film di successo – o addirittura comuni come le discussioni familiari sul cibo più buono, sulla musica o sui programmi televisivi migliori – allora è necessaria una radicale ridefinizione del linguaggio che usiamo per scrivere di architettura. Perciò iniziamo a scrivere di triangoli sentimentali, rapine a mano armata, furti nei sobborghi, film su case stregate, infestazioni urbane, bagni pubblici scadenti, siti archeologici e, perché no, anche di nuovi musei. Questi sono tutti modi di capire la città e l’architettura.
 

Scrivere di edifici come se fossero opere d’arte separate dal loro contesto umano è un anacronismo. I blogger dovrebbero partire dalla posizione che il tipo di risposta più appropriato all'ampliamento di un edificio di Renzo Piano non è necessariamente la stesura di un articolo critico sul suddetto progetto. Forse il responso più appropriato è di ambientarvi un giallo, di scrivere una sceneggiatura, di sperimentare con genere e forma, con mezzo e pubblico di riferimento.
Questi sono tutti esempi di come sia possibile scrivere di architettura, ovvero di come aiutare a dirigere l’attenzione del pubblico verso un determinato edificio. 
Addetti alle pulizie, gente che fa jogging, postini in bicicletta, netturbini, casalinghe terroristi: questi sono tutti lavori o ruoli sociali che implicano una conoscenza particolare dello spazio, delle sue vulnerabilità, opportunità e forze. Questi punti di vista sono anche tutti disponibili allo stesso modo agli autori di blog di architettura, e nessuno dovrebbe essere scartato a priori perché irrilevante.
 

La scrittura di un blog di architettura dovrebbe dunque avvalersi di un approccio entusiasticamente pluralista, che riconosca l’infinità dei generi e delle prospettive a disposizione per lavorare. Dopo tutto, ci sono letteralmente miliardi di persone con le loro proprie esperienze individuali dello spazio costruito. La vera sfida del blogger è trovare una maniera di includere tutti nella conversazione. 

In conclusione, i blog sono una maniera flessibile e immediata per cambiare i soggetti e i temi che sono trattati nell'architettura su carta stampata. Se non vi piace quello che vedete discusso in Architect’s Journal, The New York Times, Abitare, Icon, Archinect o, per quanto possa essere rilevante, su BLDGBLOG, allora avete a disposizione una soluzione semplice e ovvia: iniziare a scrivere un blog. Pubblicate un nuovo post. 
Trattate gli argomenti che pensate meritino più attenzione.
Fatelo con grande energia ed impegno. Recensite libri, edifici, città, strade, parchi, film, idee, architetti, spazi, tecniche, software, sogni, storie, mappe, eventi, tecnologie, altri blog.
Parlate di tutto quello di cui pensate che tutti gli altri dovrebbero parlare.
Se poi riuscite a coltivare un pubblico interessato alla vostra visione dell’ambiente costruito – se riuscite a trovare altri che condividono i vostri interessi, le vostre delusioni e i vostri entusiasmi – allora avrete dimostrato con successo non solo il potere dei blog, ma anche che non siete da soli nelle vostre passioni. 

Avrete dimostrato qual è il compito del blog: ovvero che anche senza comitati di redazione e panel di relatori accademici, c’è ancora gente interessata a parlare di architettura. 
I blog permettono alle persone di partecipare a una conversazione che avrebbe dovuto avere spazio da sempre.

7 febbraio 2011
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:

* Pubblicazione autorizzata da Abitare

Geoff Manaugh, Blogging 101 - Contenuto, Abitare n. 509, gennaio 2011, pp. 11-16

10 commenti:

  1. ora sì che Geoff comincia a dire cose interessanti. (Deve'essere uno che la prende sempre alla lontana prima di arrivare al punto).
    Leggendo le sue riflessioni mi viene in mente che già Abitare, con la direzione Boeri, aveva iniziato a coinvolgere, per esempio, gli scrittori nella descrizione/narrazione degli spazi, un allargamento delle voci e dei punti di vista che mi è sempre piaciuto.

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  2. Molto stimolante direi!

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  3. Rem,
    operazione scrittori stroncata da Marco De Michelis a Milano.
    Ti confesso che a me piaceva.
    Ricordo degl’interessanti articoli di Tiziano Scarpa e Gianluigi Ricuperati.
    A proposito di Geoff condivido molto questo passaggio: “Scrivere di edifici come se fossero opere d’arte separate dal loro contesto umano è un anacronismo. I blogger dovrebbero partire dalla posizione che il tipo di risposta più appropriato all’ampliamento di un edificio di Renzo Piano non è necessariamente la stesura di un articolo critico sul suddetto progetto. Forse il responso più appropriato è di ambientarvi un giallo, di scrivere una sceneggiatura, di sperimentare con genere e forma, con mezzo e pubblico di riferimento. Questi sono tutti esempi di come sia possibile scrivere di architettura, ovvero di come aiutare a dirigere l’attenzione del pubblico verso un determinato edificio.
    Addetti alle pulizie, gente che fa jogging, postini in bicicletta, netturbini, casalinghe terroristi: questi sono tutti lavori o ruoli sociali che implicano una conoscenza particolare dello spazio, delle sue vulnerabilità, opportunità e forze. Questi punti di vista sono anche tutti disponibili allo stesso modo agli autori di blog di architettura, e nessuno dovrebbe essere scartato a priori perché irrilevante”.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  4. OhA! ed Ettore,
    avete scritto i primi due commenti brevi della storia di WA.
    Grazie :-)
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  5. forse De Michelis ha paura di perdere terreno, come se la critica architettonica dovesse temere sguardi diversi da quelli tutti interni alla disciplina... Penso che le due cose non si escludano ma possano procedere parallelamente arricchendosi. Poi, da quello che ricordo, in Abitare gli scrittori non scrivevano recensioni o saggi di critica ma racconti che potevano ambientarsi nelle architetture presentate, il ché mi sembra più sottile e interessante di una mera descrizione.

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  6. Rem,
    abitare assomiglia al dottor Jekyll e signor Hyde.
    Interessante nella sua versione cartacea con rubriche innovative, penso alla scomposizione delle architetture disegnate da salottobuono, SOS abitare notevole nei contenuti, le incursioni di Stefano Mirti, le lezioni – ricordo con piacere quelle di Gabriele Basilico -, gli incipit degli articoli di Fabrizio Gallanti e sciatta nella sua versione online.
    A Milano si è rilevata una doppia inconsistenza ‘italiana’ quella dei critici (a-side) e dei blog (b-side).
    Spesso, ambedue i lati, preferiscono la ‘mera descrizione’ all’analisi comparata.
    Io credo che ci sia in atto una trasformazione e che la rete (ma non solo) ‘fuori dalle dinamiche accademiche’ stia producendo i critici (con tutte le sue sfumature) del futuro.
    Esempi:
    Salvator-John A. Liotta scrive da anni per la presS/Tletter (una sorta di blog collettivo via mail) ha esordito nella nuova Domus Web ecco il link: http://www.domusweb.it/it/design/kuramata-sottsass-l-importanza-dei-sogni-e-dell-amore/

    Luca Diffuse da anni abita la rete attraverso mille canali, da qualche mese cura un blog interno ad Abitare ecco il link: http://www.abitare.it/category/diffuse-outtakes/
    Infine(per ragione di sintesi) il nostro Emmanuele Pilia (25enne) ha utilizzato il blog per fissare le sue idee ma scrive regolarmente per varie riviste –quasi esoteriche- di settore.
    Si chiama ‘cultura convergente’ ma molti preferiscono essere ‘definitivi’, cercando di non vedere questa ‘transizione’.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  7. Sì, credo che Rem abbia raggione - sulla paura di De Michelis. Anche se da un certo punto di vista lo considero condivisibile - non da me, ma è una posizione razionale...

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  8. Ehi, non avevo visto che mi tiravi in causa :)
    Be' dai, estetica ed epistemologia non sono poi così esoteriche... :)

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  9. Emma,
    la critica negl’ultimi anni (senza chiamare in causa – almeno nel caso italiano – la scusa del Web invadente e distruttivo) si è arenata (la stessa accademia non ha prodotto nuovi prof. Critici) o meglio è cambiata.
    A tal proposito è interessante la lettura di Alessandro Rocca (ti passo il link ---> http://alessandrorocca.blogspot.com/2011/02/domusweb-reading-room.html)
    Riprendendo la recente saggistica: «In ordine di evidenza, troviamo Other Space Odysseys, Atlas of the Conflict, L’assalto, La mappa dell’impero, Architettura Low Tech Low Cost, Al Manakh2: Gulf Continued, Ecological Urbanism.
    La prima sensazione è che l’interesse preminente non sia più per l’architettura, almeno intesa come design degli edifici, ma per le ricognizioni su terre libere dove si mescolano e si incrociano dati, memorie, linguaggi e punti di vista diversi.
    C’è un surrealismo della critica contemporanea che usa lo straniamento, lo spiazzamento, l’effetto sorpresa come mezzi per catturare l’attenzione ma anche, almeno si spera, come dispositivi rivelatori».
    Ecco, stiamo elaborando nuovi dispositivi rilevatori.
    Aggiungerei ai libri citati da Alessandro Rocca: Città latenti di Federico Zanfi e Architettura parassita di Sara Marini.
    Nuovi dispostivi che De Michelis forse trascura.

    P.S.: esoteriche nel senso di riviste quasi sconosciute (ahimè) non mainstream :-)

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