Con l’ultima risposta di Giorgio Muratore si è conclusa l’inchiesta OLTRE IL SENSO DEL LUOGO dedicata ai blogger/architetti. Trovate il riepilogo qui dove i numeri rappresentano le citazioni, cliccando su di essi rintracciate l’autore del post. Dato la fretta e la densità dei post v’invito a lasciare dei commenti a posteriori. Qui l’articolo introduttivo. Qui tutti gli architetti citati nell’inchiesta. A presto l’epilogo, il data flow diagram e le vostre reazioni. BUONA LETTURA a ritroso.

sabato 29 novembre 2008

0023 [SPECULAZIONE] L'Italia vista dalla giornalista inglese Lisa Hilton

Lisa Hilton1, corrispondete inglese dall'Italia, dopo tre anni trascorsi nel nostro paese ritorna in patria senza rimpianti. Nel suo articolo di commiato un ritratto dell'Italia di oggi.
Buon Viaggio.


Raccontate a qualcuno che vi siete trasferiti dall'Italia a Londra e sarete oggetto di compassione. "Oh, poverina", dirà, "e non ti dispiace?". Poi comincerà a raccontare di quella graziosa trattoria a Lucca, dei dipinti di Piero della Francesca o dell'uso ripetuto della parola "bella". Tutte le persone con cui parlo mi raccontano della loro Italia, un paese mitico e incantevole dove le logge sono baciate dal sole e le giovani contadine stendono la pasta sui gradini di casa nei borghi medievali.
Non vorrei deluderli, ma dopo tre anni a Milano mi sento in dovere di informarli che la dolce vita ormai è credibile quasi quanto i capelli finti di Silvio Berlusconi. Ogni volta che vedo l'ennesima rivista patinata descrivere un altro meraviglioso angolo del Belpaese, sono colta dall'irresistibile impulso di ficcarglielo dove il sole della Toscana non batte.
Non rimpiango il mio esilio italiano.
Ma tornata a Londra mi rallegro per l'abbondante offerta dei supermercati Waitrose e sono felice di poter andare in banca all'ora di pranzo o di poter comprare un francobollo all'ufficio postale. L'Italia è nel migliore dei casi un ologramma da conservare per le vacanze estive. Da quelle parti la vita fa schifo, anche senza stare a Napoli.
L'anno scorso, per esempio, abbiamo ricevuto le cartoline di Natale a marzo. Le mie lamentele si sono scontrate invariabilmente con un'alzata di spalle e un rassegnato "è così". La stessa cosa vale per la politica (corrotta al punto che nessuno riesce più a capirla), i servizi pubblici o i disgustosi episodi di razzismo. La televisione italiana è inguardabile: giochi a premi con fanciulle in perizoma, che prima o poi finiscono al governo, e personaggi che urlano contro Alessandra Mussolini.
La stampa è così cieca, pomposa e stupida da essere illeggibile. Oltre ai commenti sull'impossibilità di combattere la corruzione, i giornali contengono solo articoli datati e mal tradotti tratti dalla stampa anglofona.
E il cibo? Il risotto mi piace, certo, ma l'unica spezia in vendita nell'alimentari sotto casa era una polverina che chiamavano curry. Per quanto riguarda la cucina etnica, l'Italia è rimasta al 1953. E comunque gli italiani mangiano all'aperto solo due volte l'anno perché hanno paura del maltempo. In quel paese sanissimo, la malattia più diffusa è l'ipocondria. Per iscrivermi in palestra ho dovuto presentare due certificati medici (equivalenti a una settimana di fila).
La cosa più penosa è che gli stessi italiani ignorano le meraviglie del loro paese. Nella nazione che ha inventato quasi ogni dettaglio della civiltà, dal sonetto alla Nutella, Jack lo Sverniciatore imperversa staccando dai muri gli stucchi barocchi per riportare alla luce i banali mattoni a cui i turisti sono abituati. E la Scala è ferma perché i suoi musicisti vengono pagati in panini.
Perché sforzarsi di apprezzare il patrimonio culturale più ricco del pianeta quando ci si può limitare a essere bavosi parassiti che si accontentano delle americanate disprezzate perfino dagli ottusi inglesi?
Mescolando pensierosa il suo caffè a un tavolino di Cova, il locale settecentesco un tempo frequentato da Giuseppe Verdi, una mia amica italiana mi ha confessato che non vedeva l'ora di provare Starbucks. Se volete farvi un'idea dell'Italia autentica, leggete Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, che racconta una cultura meridionale, brutale e primitiva, tuttora esistente, come dimostra Roberto Saviano in Gomorra.
O magari provate con Outlet Italia di Aldo Cazzullo, che rivela come la piazza, un tempo luogo d'incontro della nascente democrazia, si sia svuotata perché gli italiani, obesi e ossessionati dal telefonino, passano le domeniche chiusi in capannoni industriali a comprare abiti Abercrombie & Fitch scontati.
Al nord si respira lo smog peggiore d'Europa, mentre il sud è letteralmente tossico. E nessuno se ne preoccupa. È così.

Intersezioni ---> SPECULAZIONE

Come usare WA fsdafrdasfsdafdsafdasfdsafdsafdsafdsafdsafdsafdsfghsfCos'è WA
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1Lisa Hilton, I don’t miss Italy. The dolce vita is a myth, Spectator, 5 novembre 2008. Traduzione apparsa sul settimanale 'Internazionale' n. 772, 28 novembre 2008, p. 25 con il titolo: Il miraggio della dolce vita.

8 commenti leggi o se vuoi commenta:

marcocimenti ha detto...

Penso che non sarebbe difficile per me scrivere un articolo con lo stesso rancore riferendomi a Londra. In Italia abbiamo i nostri problemi, ma non per questo l'Inghilterra è esente da problemi. L'autrice fa indirettamente presumere che Londra e l'Inghilterra sia invece i baluardi della società civilizzata, il paradiso a cui ritoranre (tipico orgoglio inglese).
Oltretutto Milano è una delle città più difficili da digerire ed è certamente ostica per vari aspetti.
Io che oggi vivo in Olanda mi rendo conto di vivere, per certi aspetti, una realtà migliore rispetto quella italiana e anche inglese, ciò non toglie che anche qua vi siano parecchi problemi. Se la Hilton voleva una società pseudo-idilliaca poteva andare in Svizzera o in Svezia.
In generale mi danno fastidio questi stranieri che vengono nel nostro paese e dimostrano totale intolleranza e incapacità di adattarsi alla situazione in cui si trovano, perchè sono loro gli ospiti. Io mi sono adattato a Milano a Londra, a Casablanca e poi a Rotterdam, ma non ho mai sputato fiamme come ha fatto lei per i problemi che ho incontrato nelle diverse città.
Tanto più, trovo fuori luogo nell'articolo le uscite su Starbucks e la cucina etnica e le spezie del negozio sotto case... uscite che mostrano lo stato confusionario dell'articolo in preda ad una rabbia cieca.

Salvatore D'Agostino ha detto...

---> Marco,
Lisa Hilton sicuramente è stata un po' eccessiva, ma mette in evidenza un carattere della nostra società, cioè la totale noncuranza per il futuro racchiusa nella consueta risposta «È così!».
Marco mi piacerebbe rispondergli «No! Non è così!» ma mi viene difficile.
Bisogna cambiare rotta anche partendo dalla considerazione un po' troppo rigida di straniero/ospite.
Grazie per il commento a presto,
Salvatore D'Agostino

Pietro Pagliardini ha detto...

Va bene, c'è molto di vero in questo sfogo e certamente l'Italia, o meglio gli italiani, hanno un rapporto un pò deformato con la modernità, prendendone solo i difetti e gli aspetti più consumistici. Però la giornalista prima dice che l'Italia è oleografica, la trattoria di Lucca, i dipinti di Piero (mi fa piacere che sia venuta nella mia Arezzo ad ammirarli), poi ammette che abbiamo il patrimonio artistico e culturale più grande al mondo. Si decida, per favore.
Comunque ora sarà nel suo bel paese, a mangiare fish and chips appoggiata ad un muro, con le mani unte e il grasso che si accumula su fianchi e culo.
C'è tutta una letteratura inglese che racconta l'Italia e, come nella famosa barzelletta, c'è chi ne dice bene e c'è chi ne dice male.
La signorina mi fa venire in mente, non so perché, un proverbio: mogli e buoi dei paesi tuoi. Se lo porti nel suo paese (che io invece personalmente ammiro molto) come souvenir. Insieme ad un bidet e ad un miscelatore acqua calda e fredda.
Saluti
Piero

Anonimo ha detto...

ottimo spirito di osservazione Lisa
come al solito un esterno coglie a pieno l'essenza delle cose, con occhio neutro. Sottoscrivo tutto, vivo in belgio da un anno e sono come rinato. In italia torno solo per rapide vacanze. Lisa Italy is dowing apple and peers!
Ernesto

Salvatore D'Agostino ha detto...

---> Ernesto,
penso che bisogna accettare il punto di vista della giornalista inglese ma bisogna anche reagire.
O forse non c'è più niente da fare per questa 'bisticciosa' e infantile Italia?
Salvatore D'Agostino

Salvatore D'Agostino ha detto...

---> Pietro,
non so perché ma io partirei con il cambiare questa atavica cancrena italiana: "è così che ci puoi fare!"
Basta approssimazioni e superficialità, non credi?

PEJA ha detto...

Da alcuni commenti riconosco l'odiosa tendenza da italianetto di borgata che tende comunque a difendere a spada tratta la propria "piazzetta" nonostante la rovinosa evidenza...

Salvatore D'Agostino ha detto...

---> Emmanuele,
neghiamo l'evidenza.
Un primo ministro re degli spot che fa perfettamente il suo mestiere ha anche un riconoscimento politico.
Una sinistra totalmente incapace di misure 'democratiche', che contrasta in modo stupido e fallace la politica di destra.
Infine il comune italiano ormai incapace di avere un'opinione pubblica rilevante.
Molte cose non vanno cominciando soprattutto dalle piccole accortezze: biblioteche/banche aperte non negli orari di lavoro.
A presto,
Salvatore D'Agostino

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