23 maggio 2008

...a proposito di sgarbi architettonici, rito tridentino e architettura moderna...



...sgarbi architettonici,
Vittorio Sgarbi: «Parlo di pensiero perché è quello che sembra mancare oggi agli architetti: depensanti e ignari della storia». Vorrei sapere dal critico Vittorio Sgarbi chi sono gli architetti che possono costruire in Italia?;

...rito tridentino,

un'articolo o meglio una bufala coinvolge l'architetto Massimiliano Fuksas.
In un'intervista a cura di Bruno Volpe, si parla della sua conversione grazie al nuovo Papa Joseph Ratzinger, della chiesa a tre navate che sta costruendo a Foligno (sono due cubi sovrapposti pelle-involucro) e della sua architettura consevatrice. Sullo stesso giornale potete leggere gli articoli di Luciano Moggi. Uno scherzo da prete?;

e architettura moderna...

infine segnalo un vecchio articolo di Pierluigi Panza in risposta alle tesi di Roger Scruton e Nikos A. Salingaros. Il ritratto di un'Italia architettonicamente vincente?


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2 commenti:

  1. Pilia Emmanuele23 maggio 2008 13:17

    Se c'è una cosa su cui la comunità artistica itliana ha un consenso unanime, è proprio l'incompetenza di Sgarbi. Mai sentito nessuno dire il contrario...

    www.piliaemmanuele.wordpress.com

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  2. Sgarbi non ha tutti i torti quando parla di presenza dell'architetto e di assenza delle architetture. Concordare con lui mi mette una certa agitazione, ma credo che Sgarbi ci spinga involontariamente, ne sono certo, ad una qualche riflessione sulle direzioni pericolosissime che l'architettura sta prendendo oggi nel nostro paese. Ma l'Italia, si sa, è un caso di ordinaria eccezione. Come conciliare l'opera architettonica contemporanea - che fa del gesto e della visibilità una conditio sine qua non - contesti urbani di estremo pregio che ci troviamo la fortuna di possedere? Personalmente non ritengo che il caso dell'Ara Pacis sia più eclatante di un Cuffaro al Senato o di un'informazione infetta. Parlo di politica per risolvere un problema di architettura: la relazione biunivoca impone a entrambe il rispetto di una collettività che ne è, a ragione e allo stesso tempo, committente e giudice, una collettività che farebbe senza dubbio a meno di invasioni politiche (altri più prudenti le chiamano invadenze) nel campo architettonico. Vedo un Libeskind che risponde a un Berlusconi sull'architettura molto più legittimo di quanto in questo paese si creda, e non il contrario. Ma questo è solo un aspetto del problema italiano. Se si rivolge l'attenzione su un'opera che raccoglie le aspettative di così tanta ed eterogenea gente, tra cui il nostro Sgarbi, come si può semplicemente concepire l'idea di incarichi diretti a questa o a quell'altra pornostar dell'architettura? Se invece si bandisse un concorso internazionale anche per l'asilo dell'ultimo comune italiano vi assicuro che ci accorgeremmo delle vere priorità architettoniche di questo paese, ci rivolgeremmo seriamente e con i mezzi propri dell'architettura alla povertà e obsolescenza degli strumenti di gestione del territorio, ci renderemmo subito conto che prima di spendere energie in parole e bulldozer sull'Ara Pacis sarebbe meglio controllare la qualità e la vivibilità delle nostre città. E allora vi assicuro che Cuffaro non siederebbe tra i banchi del Senato. Ma non stavamo parlando di architettura?...

    salvatore benintende

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