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29 marzo 2013

Troppo fragili

di Salvatore D'Agostino

Il Giornale dell’architettura, che in questi giorni è in edicola con il suo ultimo numero, pubblica un’inchiesta sulla fragilità idrogeologica del nostro territorio curata da Cristiana Chiorino. Tra i vari contribuiti, c’è un mio articolo dove, in estrema sintesi, sostengo che non possiamo più descrivere il mondo come se fosse tutto uguale poiché San Sperato, Monticello Conte Otto, Caserta, la statale 18, l’agro Pontino, la Bovisa, l’Irpinia, Strongoli, Cassinetta di Lugagnano, C.E.P. village di Bari, a guardali bene, escono fuori dai luoghi comuni per rientrare nei luoghi intesi come ‘territorio’ e comuni come ‘città’ perché non esistono ‘luoghi comuni’ identici. E, nel caso dei possibili interventi a scala territoriale, ogni luogo, esige un progetto specifico con un auspicabile interesse verso la prevenzione che non si fermi all'emergenza.


Tra le righe, vi è una sintesi del convegno tenutosi lo scorso novembre alla biennale di Venezia sul tema ‘Territori fragili: Architettura, emergenza e ricostruzioni’.

Il torrente Longano esondato tra Barcellona Pozzo di Gotto e Saponara, novembre 2012,
foto Salvatore Gozzo

23 marzo 2013

Salvatore Gozzo | Overspeed


Overspeed caused the grounding of the Italian oil tanker Gelso M. on March 10, 2012, when its captain, grappling with rough seas stirred by unusually high winds, over-throttled the propeller engine, forcing it to cut out. Without engine power, the storm carried the ship aground against the whitened rocks of Syracuse’s coastline, near Capo Santa Panagia. Overspeed means pushing too hard on the throttle, trying to push an engine beyond its maximum rated power.

Overspeed is the pace of today’s frenetically overheated global economy, straining to deliver the goods required by the unbounded demands of commerce. Every day, across all corners of the globe, we attend as captains of our economy take leave of the shore, preparing to brave the headwinds of an avoidable storm and run the chances of a shipwreck.

22 marzo 2013

Non-Skools Whoami and Tam Tam


According to The New York Times, 2012 was the year of the MOOC (massive open online course), the free and open online university. Compared to earlier incarnations of e-learning, MOOCs have elevated their range of educational offerings by recruiting some of best professors at traditional universities and improving the online format by incorporating applications similar to social media that allow direct contact between teachers and students.


The history of distance learning, as The Technology Reviews's Nicholas Carr observes, goes back nearly a hundred years. It began in 1920, made possible by the efficiency of the new postal system. Today, Carr notes, major promotional efforts and significant investments in MOOCs such as Udacity, Cousera, and edX are forcing university administrators to rethink the form and meaning of teaching itself. “For better or worse, the Net’s disruptive forces have arrived at the gates of academia.”


19 marzo 2013

Overspeed di Salvatore Gozzo | Un involontario monumento del nostro tempo

di Salvatore D’Agostino

Dopo un anno dall’overspeed - fuori giri - della petroliera Gelso M, la nave resta a Siracusa, incagliata sugli scogli di Capo Santa Panagia.

In occasione dellʼinaugurazione del nuovo Pekstudio, l’associazione culturale Pekstudio Foundation presenta il progetto fotografico Overspeed di Salvatore Gozzo, curato da Salvatore D’Agostino e pubblicato in anteprima nella rubrica points de vue di Wilfing Architettura.




12 marzo 2013

Calendario

di Salvatore D'Agostino

«Ma perché, insisto, - scrive Gillo Dorfles nel trascrivere una faticosa intervista fatta a Andy Warhol qualche anno prima della sua morte - questa sua maschera di impermeabilità?
“Preferisco restare un mistero. Non mi piace mai parlare del mio retroscena (background) e comunque lo cambio ogni volta che mi viene chiesto. Non è che faccia parte della mia immagine di non raccontare tutto. Soltanto dimentico quello che ho detto il giorno prima e mi tocca ricostruire ogni volta tutto da capo”.»1

Andy Warhol forse era affetto di un disturbo della memoria a breve termine, come Leonard Shelby il personaggio del film ’Memento’ di Christopher Nolan che è costretto a fidarsi dei suoi appunti scritti su post-it, ai bordi delle foto polaroid o sul proprio corpo per vendicarsi di John G., presunto stupratore della moglie e artefice dell’incidente che ha provocato il suo disturbo. Una disperata folle ricostruzione quotidiana della propria vita che lo porterà ad essere manipolato da chi pensa lo stia aiutando e ad uccidere le persone sbagliate e che, in un attimo di lucida disperazione, pensa: «Come posso guarire se non riesco a sentire il tempo?»

Perdere la memoria significa perdere il senso del tempo. Geoff Manaugh definisce la mancanza di nozione storica ‘ciclo di amnesia’: «Inoltre, se diamo uno sguardo rapido a qualche blog di architettura, un elemento tipico che troviamo dappertutto è rappresentato da quei gruppi di lettori ingenui che non hanno alcun senso della storia e continuano a riscoprire l’acqua calda, promuovendo con entusiasmo concetti o idee che sono state pensate, discusse e rigettate per buone ragioni decenni e decenni fa. La cosa peggiore in questi cicli di amnesia è che si ha la sensazione che il pensiero architettonico non possa mai progredire, ma che sia condannato a ripetere se stesso perpetuamente.»

I cicli di amnesia, nelle vicende del pensiero dell’architettura, hanno un duplice aspetto: il primo è l’ingenuità, di cui parla Manaugh; il secondo comprende scritti, architetture, disegni trascurati dalla cultura generalista sia accademica che di settore. Per recuperare qualche smemoratezza, ho deciso di aprire una nuova intersezione che si chiamerà ‘Calendario’ dove rieditare in digitale alcuni pensieri che, o per amnesia ingenua o culturale, abbiamo trascurato.

Calendario ospiterà citazioni di pensieri, disegni o architetture trascurate, dimenticate, difficili da reperire o per indole naturale di questo blog idee e utopie distanti dal mio o nostro punto di vista. Il titolo delle intersezione sarà costituito dalla data dello scritto e dal suo contenuto. Rileggere i pensieri, soprattutto quelli dimenticati, ci aiuta ad osservare meglio la realtà evitando di parlare a vuoto di intuizioni già analizzate da altri; ci fa riconoscere la paternità d’idee che utilizziamo spesso inconsapevolmente; ci permette di elaborare connessioni; ci evita di non creare confusioni e soprattutto di non idealizzare un passato mai vissuto o mitizzare architetture mai abitate.

Il disegno diventa comunicazione e le fantasie architettoniche

Evitare le città che invitano al siate passivi

Un inconsapevole testamento di chi consegna un’opera appena abbozzata


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1 Gillo Dorfles, La moda della moda, costa&nolan, Ancona-Milano, 1984, p. 90

1 marzo 2013

0016 [POINTS DE VUE] Jon Rafman | I nove occhi di Google Street View

di Christian Caujolle

Le immagini a cui abbiamo accesso grazie alla rete sono miliardi. Non è strano che ci si chieda se sia ancora il caso di produrne di nuove. Ci sono talmente tante immagini che il mondo può essere sostituito dalla sua rappresentazione. In ogni caso siamo obbligati a classificarle e organizzarle per capirci qualcosa. Siamo entrati in un’epoca, l’era delle immagini, in cui chi le sceglie è altrettanto importante, se non più, di chi le produce. L’era del re photo editor.

Joan Fontcuberta aveva inaugurato quest’epoca selezionando, con il senso dell’umorismo che tutti gli riconosciamo, gli autoritratti postati su Facebook e quindi accessibili a tutti. Oggi rendiamo omaggio al canadese Jon Rafman che deve avere male agli occhi a forza di cercare scene sconvolgenti su Google Street View.

Scene che pongono più di un problema. Si rimane allibiti di fronte alle scene assurde raccolte nel libro che ha appena pubblicato per le edizioni Jean Boîte. Arresti, fughe, prostitute, bambini che scalano improbabili ostacoli, scene di  strada di ogni genere. All'inizio si ride, ma poi con il tempo si diventa sempre più inquieti. È evidente che all'occhio multiplo di Google Street View non sfugge nulla. Nessuna intimità è davvero protetta. Il mondo diventa trasparente.

Può sembrare una nuova forma di reportage, ma è anche voyeurismo e possibilità di controllo, su ogni cosa.



18 febbraio 2013

0051 [SPECULAZIONE] Raffaele Cutillo | Parole sparse, per un Visionario del nostro Tempo: Beniamino Servino

di Raffaele Cutillo
«La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti (una tale bellezza suscita facilmente nausea), ma che s’insinua lentamente, che quasi inavvertitamente si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo con modestia giaciuto nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia.» (Friedrich Wilhelm Nietzsche)* 
Come Vitruvio, Francesco di Giorgio, Filarete

L'ultimo libro di Beniamino Servino non è una raccolta di disegni ma un Trattato di Architettura e, per molti versi, biblico nella sua strutturazione fisica e teorica.

Attraverso una scrittura densa e stringata (che si fa aforisma) e la potenza visiva di 402 disegni_immagine (tutti maniacalmente sostenuti dal fermo controllo della Geometria, necessità genetica del Progetto) supera la manualistica consolidata, definitiva e normalmente conclusa in sé, per aprire e dilatare lo sguardo verso le frammentate incertezze del Contemporaneo.

La necessità monumentale risiede in questa Complessità e nell'invito generoso, apparentemente provocatorio, a indagarne il senso attraverso l'Architettura facendo conoscere/ri_conoscere l'intimità della Composizione e la bellezza catartica del suo essere Forma.

Le singole pagine, fatte di fatica e disciplina, sono strati su strati: materici, policromi, tematici, linguistici, concatenati o divergenti, osmotici o ludicamente sfuggenti. Tutte insieme restituiscono un pensiero concreto che si distacca dallo stato onirico del disegno approdando, infine, alla Rivelazione.

Ma solo attraverso la piena e totale Conoscenza dei campi del Sapere, l’Architettura si rende tale, proprio come avviene qui.

Rinascimentale.

Arte e scrittura, teatro e gioco, sociale e poesia, cinema e tecnica, comico e tragedia, musica e danza, sono solo alcune delle Muse (della Grecia e di questo tempo) che lasciano dischiudere la loro verginità nel candore della copertina.



14 febbraio 2013

0024 [CITTA’] Fabrizio Gallanti | Recuperare il progetto dello spazio pubblico tra polis e urbs

di Fabrizio Gallanti

L’intenso processo di urbanizzazione che ha caratterizzato la modernità e che continua a essere alla base dello sviluppo mondiale attuale ha visto una sostanziale modifica degli attori coinvolti. Nel corso della storia dell’umanità, la forma concreta delle città è stata la conseguenza delle azioni delle comunità che le abitavano. A diverse organizzazioni della sovranità e delle forme di governo sono coincisi diversi tipi di urbanità. Per gli storici della città è sempre stato complesso costruire delle letture che potessero districare tra il peso dell’iniziativa spontanea individuale, l’azione di corpi strutturati quali le gerarchie religiose o le consorterie produttive, l’intenzione simbolica degli interventi dettati dai poteri di governo (l’Imperatore, il Re, il Comune, la Repubblica), le condizioni geografiche e climatiche, le preoccupazioni di efficienza e igiene pubblica, l’attenzione alle questioni di strategia militare, le tradizioni costruttive e artigianali. Lo sviluppo capitalista e l’espansione della rendita fondiaria hanno modificato lo scenario complessivo dello sviluppo urbano, accompagnato da un rafforzamento dello stato come regolatore principale del controllo sul territorio e sulle sue trasformazioni. In Europa e nelle colonie la crescita spontanea e auto-regolata delle città, è stata sostituita, già a partire del XVII secolo, da una gestione affidata a specialisti, inquadrati e diretti dalle strutture di governo (stati e municipi). Alla fine del XIX secolo l’apparizione di una nuova disciplina, l’urbanistica, sancisce definitivamente il fatto che la città diventa un progetto.

11 febbraio 2013

0010 [SQUOLA] Whoami e Tam Tam due non scuole

La parola scuola è spesso un inciampo, il suo suono trae in inganno.
Non di rado viene scritta sbagliata.
Squola è un errore ed è il nome di questa rubrica.
di Salvatore D’Agostino

Secondo The New York Times, il 2012 è stato l’anno dei MOOC, le università libere e gratuite online. I MOOC (Massive Open Online Course), rispetto alle scuole e-learning, hanno potenziato l’offerta formativa assumendo tra i propri docenti i migliori professori delle università classiche e migliorato la struttura online con applicazioni simili ai social media che permettono un contatto diretto tra insegnanti e studenti. La storia delle offerte formative a distanza, come ricorda Nicholas Carr, ha quasi cento anni, inizia nel 1920 grazie all'efficienza del nuovo sistema postale. Oggi, osserva Carr, i grandi investimenti e le campagne pubblicitarie dei MOOC, come Udacity, Cousera o edX, impongono agli amministratori universitari di rivedere le forme e il significato del proprio insegnamento: «Nel bene e nel male, le forze dirompenti della Rete sono arrivate ​​alle porte del mondo accademico.»
  
dal sito edX
Nello stesso periodo in Italia si sono aperte due nuove scuole, Whoami e Tam Tam, con dinamiche opposte alle vicende statunitensi. Scuole un po’ anomale poiché non strutturate, non obbligatorie, libere dalle istituzioni, senza fissa dimora, sperimentali, che utilizzano la tecnologia ma anche tante altre cose, con una forte autonomia di pensiero e che hanno pensato d’infischiarsene delle università sia fisiche che on-line?

4 febbraio 2013

0015 [POINTS DE VUE] Pietro Motisi | Cemento

di Salvatore D'Agostino

«Le sembrerà strano», raccontava* Paul Cézanne all'amico scrittore Joachim Gasquet, ma i contadini che ho incontrato nelle camminate nei paraggi di Sainte-Victoire, «sanno che cosa è stato seminato qui, là, lungo la strada, che tempo farà domani», ma non sanno «che gli alberi siano verdi, e che questo verde è un albero, che questa terra è rossa e che questi rossi franosi sono colline», non hanno nessuna percezione dei colori del territorio, non vanno «al di là del loro inconscio utilitario.» 

«Ti sembrerà strano», sembra dire Pietro Motisi nel suo lavoro fotografico ‘Cemento’, «gli abitanti non sanno che cosa sia un paesaggio, sono più preoccupati a vivere, a provvedere del necessario».