Pubblico un breve intervento del geografo Franco Farinelli (presto su WA approfondirò il suo pensiero) apparso nell'ultimo domenicale del Sole 24 Ore a pagina 27.
-
NIENTE CONFINI MA SCATOLE CINESI
«Una città è una città»: così ancora mezzo secolo fa Roberto Lopez esprimeva la rinuncia degli storici al tentativo di una risposta onnicomprensiva alla questione su che cosa una città fosse, perché il concetto di città muterebbe da tempo a tempo e da paese a paese, mentre attraverso le epoche e le culture non muterebbe affatto, o di poco, il grado di coscienza dell'esistenza della città da parte dei contemporanei. La base materiale di tale coscienza era costituita appunto dalla differenza-opposizione tra città e campagna, visibilmente diverse dal punto di vista delle forme materiali, oltre che della natura e della funzione. Ma che cosa succede se, come ai giorni nostri, ogni differenza di questo tipo scompare o quasi? Se non soltanto il numero dei terrestri che vivono in città separa quello degli abitanti della campagna, ma tra quella e questa non si coglie quasi più nessuna diversità funzionale?
