Mahdy è un nome di fantasia scelto dall'interessato per tutelare la propria privacy e non solo, viene dall'Egitto e vive a Reggio Emilia.
Davide Dal Muto è un volontario, insegna italiano presso un'associazione, ha incontrato e intervistato Mahdy.
Salvatore D'agostino ha coordinato a distanza.
Wilfing Architettura: Ciao, come ti chiami? Quanti anni hai? Di che nazione sei?
Mahdy: Mi chiamo Mahdy, ho 29 anni e sono egiziano.
WA: Che cosa significa Mahdy?
M: El Mahdy, secondo l’Islam, è il nome che il profeta Issà (Gesù per i cristiani) assumerà quando tornerà sulla terra a giudicare i vivi e i morti. Poiché, sempre secondo l’Islam, Gesù non è morto, ma è salito nel paradiso di Allah (Dio) da vivo e quindi un giorno ritornerà.
WA: Da quanti anni sei in Italia?
M: Poco più di tre anni.
WA: Come sei venuto in Italia?
M: Sono partito dall’Egitto con una barca di 20 metri, con altri 30 connazionali. Dopo un lungo e pericoloso viaggio sono sbarcato in Italia, in Calabria, vicino a Crotone.
Ho trascorso due giorni al centro di accoglienza della Croce Rossa di Crotone che ringrazio per l’umanità dimostratami, poi sono fuggito scavalcando la recinzione. Ho preso un treno e sono arrivato a Reggio Emilia, dove avevo un amico su cui contare.
WA: Quindi sei stato clandestino?
M: Si.
WA: Qual è la tua religione?
M: Sono musulmano sunnita.
WA: E sei, ti ritieni, un buon credente?
M: Cerco il più possibile di rispettare i precetti cardine dell’Islam. Purtroppo, causa il lavoro, non sempre riesco a pregare cinque volte al giorno, o recarmi ogni Venerdì alla Moschea. Ma prego ogni volta che posso. Fino ad ora sono riuscito, pur con grandi sacrifici, a rispettare il mese di Ramadan. Sai, credo che verrà presto la fine del mondo, e quindi noi dobbiamo comportarci meglio che si può. Allah è misericordioso e capisce tutto, quindi perdonerà chi si è comportato bene e colpirà chi ha commesso errori deliberatamente.
WA: Dove vivi?
M: Abito a Reggio Emilia, nel quartiere multietnico di Santa Croce, alla prima periferia nord della città, appena oltre la ferrovia. Vivo in coabitazione con tre connazionali, con uno di loro divido una camera da letto. Per ora non posso aspirare ad altro, dato che non ho ancora tutti i documenti in regola per affittare un miniappartamento tutto per me. Ma è questione di pochi mesi, dato che non sono più clandestino; sono in attesa dei documenti definitivi. Attualmente pago 250 euro al mese per un letto, ma vorrei presto avere la mia indipendenza, anche pagando un po' di più. Purtroppo occorrono documenti definitivi.
WA: Sei mai stato in galera?
M: No, sono un brav’uomo. Non ho mai commesso nessun reato, né in Egitto, né in Italia. Ho fatto ciò che ho fatto perché ero costretto. Mia madre è vedova, con cinque figli, e con il nostro campo non riuscivamo più ad andare avanti. Così ho deciso di emigrare, per togliere una bocca da sfamare e per mandare qualche soldo ai miei familiari.
WA: Perché hai scelto l’Italia e Reggio Emilia?
M: Perché l’Italia non odia i clandestini. Come siamo arrivati, dopo un viaggio da bestie, siamo stati trattati da esseri umani. I volontari della Croce Rossa a Crotone sono stati eccezionali, persino gentili con noi, anche se non ci conoscevano. In Germania, o in Francia, o in Inghilterra sarebbe stato molto peggio. Qui in Italia il clandestino ha vita dura, deve rinunciare a tante cose, come una macchina o una casa in affitto regolare, ma almeno sopravvive! In altri paesi la vita per un clandestino è davvero impossibile senza i documenti.
Una volta scelta l’Italia, Reggio Emilia è stata una tappa obbligata, dato che un mio caro amico aveva lì trovato alloggio e lavoro. Doveva solo essere una tappa transitoria, pensavo di andare a Milano, ma poi ho trovato anch’io un buon lavoro e una camera, quindi mi sono fermato qui. Reggio Emilia, poi, è una città pulita e tranquilla, ordinata ma non oppressiva. Mi piace abitare qui, anche se vorrei un piccolo appartamento tutto mio.
WA: Dove lavori e cosa fai, adesso?
M: Faccio il muratore e il gruista in un cantiere di appartamenti in un paese a circa 20 chilometri dalla città. Mi sveglio alle cinque e vado con il pullmann. Torno a casa verso le otto di sera. Lavoro dal Lunedì al Venerdì e, talvolta, anche di Sabato.
WA: Come si dice "Muratore" in arabo-egiziano?
M: Mehmaa. بناء
WA: Sapevi fare il muratore in Egitto?
M: Sì, ma in maniera approssimativa. È in Italia che sono diventato un vero muratore.
WA: Com’è stato il tuo apprendistato in Italia?
M: Direttamente sul lavoro, come manovale. Un po' alla volta, facendo lavori sempre più difficili, ho imparato l'arte.
WA: Come si comportano i datori di lavoro?
M: Alcuni sono buoni, altri cattivi, come tutti gli uomini. Alcuni pagano puntuali, altri tardano un po', altri ancora - pochissimi, per fortuna - ti fregano e non pagano il lavoro che hai fatto.
WA: Si rispettano le norme antinfortunistiche in cantiere?
M: Le scarpe di sicurezza e i guanti isolanti non mi mancano mai. L'elmetto lo indosso di rado, ma questo per scelta personale, mi sento più libero e lavoro meglio senza. I mezzi meccanici, sostanzialmente, sono a norma e così anche i ponteggi. Ma il problema più grosso della sicurezza è proprio il ponteggio, quando lo monti e lo smonti, perché ci si dovrebbe legare, ma se ti leghi non riesci proprio a montarlo bene, e allora finisce che montiamo e smontiamo senza imbracature. Secondo me si dovrebbero trovare altri sistemi per il montaggio e lo smontaggio dei ponteggi, vorrei che il progresso arrivasse anche qui [1]. In quei giorni io metto il casco, ma se dovessi cadere, che Allah mi aiuti.
WA: Ti senti sicuro nel tuo lavoro?
M: Di solito sì. Ho imparato a vedere i pericoli e li evito, per quanto possibile.
WA:
31/01/05
Milano. Un operaio egiziano di 28 anni, Hamed Kedr, ha perso la vita ed altri due colleghi, uno egiziano, l’altro italiano sono rimasti feriti nel crollo di un muro di contenimento di un parcheggio sotterraneo in costruzione, in via Meda.
11/02/05
Cairo Montenotte – Savona. Un operaio egiziano di 27 anni, Ahmed Kassem, è morto dopo una caduta da cinque metri, mentre pitturava su un ponteggio le insegne dell’area di servizio di un distributore di benzina.
18/04/08
Ancora un morto sul lavoro. La vittima è un operaio egiziano di 37 anni. Ha perso la vita questa mattina in un cantiere a Legnano, in provincia di Milano. Secondo le prime informazioni, l'operaio è rimasto schiacciato fra il sollevatore sul quale stava lavorando e il soffitto. I colleghi hanno chiamato il 118 ma i medici non hanno potuto far altro che constatare il decesso (Non trovo il nome?)
10/10/08
E' di due morti e un ferito il bilancio di un incidente sul lavoro a Settimo Milanese, alle porte di Milano. L'operaio sopravvissuto all'incidente è in coma all'Humanitas di Rozzano. I tre sono di nazionalità egiziana e non avevano il permesso di soggiorno. Sarebbero caduti da un'altezza di 20 metri da un'impalcatura montata su uno stabile in costruzione.
A questi ultimi il 13 giugno 2008 il capo dello stato ha dato una menzione speciale alla memoria ai signori Ashour Maomhoud Mohamed Hassan e Salama Awad Omar Younes, lavoratori egiziani deceduti a seguito del crollo di un ponteggio presso un cantiere edile. Vighignolo frazione di Settimo Milanese (MI). [2]
M: Questi non li conoscevo. Ma un mio carissimo amico, Walid, è morto un anno fa proprio a Milano, cadendo da un tetto. Era il suo primo lavoro regolare (lavorava da un mese) e si era appena sposato. Il papiro di Tutankhamon che ti ho regalato l'anno scorso alla fine della scuola lo aveva portato lui a me perchè glielo avevo chiesto per regalartelo. [3]
WA: Quanto guadagni?
M: Senza documenti, in nero, 11 Euro all’ora. Quando avrò i documenti che ho richiesto – sono in attesa di regolarizzazione – potrò allora aprire una partita Iva, acquistare un furgoncino e quindi prendere anche 18 o 20 Euro all’ora con fattura. Perché sono bravo sul lavoro e per i muratori bravi il lavoro non manca mai, neppure adesso che c’è la crisi. Ho molti imprenditori che mi cercano, perché sanno che lavoro bene. Lavoro in nero solo perché sono costretto a farlo, a causa dei documenti che tardano ad arrivare. Adesso non sono più clandestino, ma ancora non posso lavorare in regola.
WA: Quindi lo stato (e l’Inps) ci rimettono, a lasciare i clandestini così come sono.
M: L’Italia dovrebbe svegliarsi e regolarizzare subito i migliori, altrimenti se ne vanno via e restano i peggiori, i delinquenti. Sai, se non fossi arrivato finalmente alla regolarizzazione, avrei pensato di tornarmene in Egitto: sono tre anni che non vedo mia madre e mi manca moltissimo. Ma ormai aspetto i documenti regolari, così penso di tornare a casa il prossimo Natale.
WA: Ma in particolare, che lavori fai in cantiere?
M: Sono capace di fare tutto o quasi: dalla gru alla ruspa, allo scavatore, al muro, alle pareti, all’intonaco, ai solai, al tetto, ai ferri di armatura. Non sono ancora capace di fare il carpentiere e il pavimentista, però per tutto il resto me la cavo egregiamente.
WA: Da quale città vieni?
M: Da Behera, un paese di diecimila abitanti nella regione del Cairo.
WA: Parlami del tuo paese e della tua vita laggiù.
M: Bene, ho una madre, un fratello e due sorelle. Non ho più mio padre. Il mio è un paese agricolo, uno di quelli che da millenni ha sempre vissuto con le due piene annuali del Nilo. Mia nonna mi raccontava che il fiume usciva dal suo letto e allagava tutto per una settimana, poi, quando tornava nell'alveo, il fango che lasciava sulla terra veniva lavorato e seminato. Poi hanno costruito la grande diga Nasser, ad Aswan, ad Aswan, e scavato i canali di bonifica. Adesso le piene non ci sono più, il lavoro nei campi è meno duro, la gente vive un po' meglio e non muore più di malaria. Mi sono diplomato trattorista e ho lavorato nel nostro e nei campi dei vicini, guidando tutti i mezzi agricoli. Per due anni ho fatto il militare, sul Mar Rosso, a quattrocento chilometri da casa.
WA: Eri felice?
M: Tutto sommato, sì.
WA: Perchè te ne sei andato?
M: Come ti ho detto, la morte di mio padre è stato un duro colpo per la famiglia. Il crollo dei prezzi delle derrate agricole, causa la globalizzazione, ha poi fatto il resto. In sei non riuscivamo più a sopravvivere vendendo i prodotti del campo. Io, il figlio maggiore, mi sono preso la responsabilità di tutta la famiglia e me ne sono andato. Prima ho cercato un lavoro al Cairo, ma non ce n'era proprio. Sai, l'Egitto adesso ha 87 milioni di abitanti, con una superficie coltivabile minore di quella italiana. Tutti gli Egiziani vivono nella strettissima zona fertile tra il fiume e il deserto. Nonostante proseguano i programmi statali per strappare altra terra coltivabile al deserto del Sahara, le conquiste sono di gran lunga inferiori a quanto servirebbe per assorbire l'incremento demografico. Il risultato è una fortissima emigrazione che solo in quest'ultimo anno è diminuita a causa della crisi economica mondiale.
WA: Mahdy, sei felice adesso?
M: Sì.
WA: Grazie.
9 dicembre 2009
Davide Dal Muto è un volontario, insegna italiano presso un'associazione, ha incontrato e intervistato Mahdy.
Salvatore D'agostino ha coordinato a distanza.
Wilfing Architettura: Ciao, come ti chiami? Quanti anni hai? Di che nazione sei?
Mahdy: Mi chiamo Mahdy, ho 29 anni e sono egiziano.
WA: Che cosa significa Mahdy?
M: El Mahdy, secondo l’Islam, è il nome che il profeta Issà (Gesù per i cristiani) assumerà quando tornerà sulla terra a giudicare i vivi e i morti. Poiché, sempre secondo l’Islam, Gesù non è morto, ma è salito nel paradiso di Allah (Dio) da vivo e quindi un giorno ritornerà.
WA: Da quanti anni sei in Italia?
M: Poco più di tre anni.
WA: Come sei venuto in Italia?
M: Sono partito dall’Egitto con una barca di 20 metri, con altri 30 connazionali. Dopo un lungo e pericoloso viaggio sono sbarcato in Italia, in Calabria, vicino a Crotone.
Ho trascorso due giorni al centro di accoglienza della Croce Rossa di Crotone che ringrazio per l’umanità dimostratami, poi sono fuggito scavalcando la recinzione. Ho preso un treno e sono arrivato a Reggio Emilia, dove avevo un amico su cui contare.
WA: Quindi sei stato clandestino?
M: Si.
WA: Qual è la tua religione?
M: Sono musulmano sunnita.
WA: E sei, ti ritieni, un buon credente?
M: Cerco il più possibile di rispettare i precetti cardine dell’Islam. Purtroppo, causa il lavoro, non sempre riesco a pregare cinque volte al giorno, o recarmi ogni Venerdì alla Moschea. Ma prego ogni volta che posso. Fino ad ora sono riuscito, pur con grandi sacrifici, a rispettare il mese di Ramadan. Sai, credo che verrà presto la fine del mondo, e quindi noi dobbiamo comportarci meglio che si può. Allah è misericordioso e capisce tutto, quindi perdonerà chi si è comportato bene e colpirà chi ha commesso errori deliberatamente.
WA: Dove vivi?
M: Abito a Reggio Emilia, nel quartiere multietnico di Santa Croce, alla prima periferia nord della città, appena oltre la ferrovia. Vivo in coabitazione con tre connazionali, con uno di loro divido una camera da letto. Per ora non posso aspirare ad altro, dato che non ho ancora tutti i documenti in regola per affittare un miniappartamento tutto per me. Ma è questione di pochi mesi, dato che non sono più clandestino; sono in attesa dei documenti definitivi. Attualmente pago 250 euro al mese per un letto, ma vorrei presto avere la mia indipendenza, anche pagando un po' di più. Purtroppo occorrono documenti definitivi.
WA: Sei mai stato in galera?
M: No, sono un brav’uomo. Non ho mai commesso nessun reato, né in Egitto, né in Italia. Ho fatto ciò che ho fatto perché ero costretto. Mia madre è vedova, con cinque figli, e con il nostro campo non riuscivamo più ad andare avanti. Così ho deciso di emigrare, per togliere una bocca da sfamare e per mandare qualche soldo ai miei familiari.
WA: Perché hai scelto l’Italia e Reggio Emilia?
M: Perché l’Italia non odia i clandestini. Come siamo arrivati, dopo un viaggio da bestie, siamo stati trattati da esseri umani. I volontari della Croce Rossa a Crotone sono stati eccezionali, persino gentili con noi, anche se non ci conoscevano. In Germania, o in Francia, o in Inghilterra sarebbe stato molto peggio. Qui in Italia il clandestino ha vita dura, deve rinunciare a tante cose, come una macchina o una casa in affitto regolare, ma almeno sopravvive! In altri paesi la vita per un clandestino è davvero impossibile senza i documenti.
Una volta scelta l’Italia, Reggio Emilia è stata una tappa obbligata, dato che un mio caro amico aveva lì trovato alloggio e lavoro. Doveva solo essere una tappa transitoria, pensavo di andare a Milano, ma poi ho trovato anch’io un buon lavoro e una camera, quindi mi sono fermato qui. Reggio Emilia, poi, è una città pulita e tranquilla, ordinata ma non oppressiva. Mi piace abitare qui, anche se vorrei un piccolo appartamento tutto mio.
WA: Dove lavori e cosa fai, adesso?
M: Faccio il muratore e il gruista in un cantiere di appartamenti in un paese a circa 20 chilometri dalla città. Mi sveglio alle cinque e vado con il pullmann. Torno a casa verso le otto di sera. Lavoro dal Lunedì al Venerdì e, talvolta, anche di Sabato.
WA: Come si dice "Muratore" in arabo-egiziano?
M: Mehmaa. بناء
WA: Sapevi fare il muratore in Egitto?
M: Sì, ma in maniera approssimativa. È in Italia che sono diventato un vero muratore.
WA: Com’è stato il tuo apprendistato in Italia?
M: Direttamente sul lavoro, come manovale. Un po' alla volta, facendo lavori sempre più difficili, ho imparato l'arte.
WA: Come si comportano i datori di lavoro?
M: Alcuni sono buoni, altri cattivi, come tutti gli uomini. Alcuni pagano puntuali, altri tardano un po', altri ancora - pochissimi, per fortuna - ti fregano e non pagano il lavoro che hai fatto.
WA: Si rispettano le norme antinfortunistiche in cantiere?
M: Le scarpe di sicurezza e i guanti isolanti non mi mancano mai. L'elmetto lo indosso di rado, ma questo per scelta personale, mi sento più libero e lavoro meglio senza. I mezzi meccanici, sostanzialmente, sono a norma e così anche i ponteggi. Ma il problema più grosso della sicurezza è proprio il ponteggio, quando lo monti e lo smonti, perché ci si dovrebbe legare, ma se ti leghi non riesci proprio a montarlo bene, e allora finisce che montiamo e smontiamo senza imbracature. Secondo me si dovrebbero trovare altri sistemi per il montaggio e lo smontaggio dei ponteggi, vorrei che il progresso arrivasse anche qui [1]. In quei giorni io metto il casco, ma se dovessi cadere, che Allah mi aiuti.
WA: Ti senti sicuro nel tuo lavoro?
M: Di solito sì. Ho imparato a vedere i pericoli e li evito, per quanto possibile.
WA:
31/01/05
Milano. Un operaio egiziano di 28 anni, Hamed Kedr, ha perso la vita ed altri due colleghi, uno egiziano, l’altro italiano sono rimasti feriti nel crollo di un muro di contenimento di un parcheggio sotterraneo in costruzione, in via Meda.
11/02/05
Cairo Montenotte – Savona. Un operaio egiziano di 27 anni, Ahmed Kassem, è morto dopo una caduta da cinque metri, mentre pitturava su un ponteggio le insegne dell’area di servizio di un distributore di benzina.
18/04/08
Ancora un morto sul lavoro. La vittima è un operaio egiziano di 37 anni. Ha perso la vita questa mattina in un cantiere a Legnano, in provincia di Milano. Secondo le prime informazioni, l'operaio è rimasto schiacciato fra il sollevatore sul quale stava lavorando e il soffitto. I colleghi hanno chiamato il 118 ma i medici non hanno potuto far altro che constatare il decesso (Non trovo il nome?)
10/10/08
E' di due morti e un ferito il bilancio di un incidente sul lavoro a Settimo Milanese, alle porte di Milano. L'operaio sopravvissuto all'incidente è in coma all'Humanitas di Rozzano. I tre sono di nazionalità egiziana e non avevano il permesso di soggiorno. Sarebbero caduti da un'altezza di 20 metri da un'impalcatura montata su uno stabile in costruzione.
A questi ultimi il 13 giugno 2008 il capo dello stato ha dato una menzione speciale alla memoria ai signori Ashour Maomhoud Mohamed Hassan e Salama Awad Omar Younes, lavoratori egiziani deceduti a seguito del crollo di un ponteggio presso un cantiere edile. Vighignolo frazione di Settimo Milanese (MI). [2]
M: Questi non li conoscevo. Ma un mio carissimo amico, Walid, è morto un anno fa proprio a Milano, cadendo da un tetto. Era il suo primo lavoro regolare (lavorava da un mese) e si era appena sposato. Il papiro di Tutankhamon che ti ho regalato l'anno scorso alla fine della scuola lo aveva portato lui a me perchè glielo avevo chiesto per regalartelo. [3]
WA: Quanto guadagni?
M: Senza documenti, in nero, 11 Euro all’ora. Quando avrò i documenti che ho richiesto – sono in attesa di regolarizzazione – potrò allora aprire una partita Iva, acquistare un furgoncino e quindi prendere anche 18 o 20 Euro all’ora con fattura. Perché sono bravo sul lavoro e per i muratori bravi il lavoro non manca mai, neppure adesso che c’è la crisi. Ho molti imprenditori che mi cercano, perché sanno che lavoro bene. Lavoro in nero solo perché sono costretto a farlo, a causa dei documenti che tardano ad arrivare. Adesso non sono più clandestino, ma ancora non posso lavorare in regola.
WA: Quindi lo stato (e l’Inps) ci rimettono, a lasciare i clandestini così come sono.
M: L’Italia dovrebbe svegliarsi e regolarizzare subito i migliori, altrimenti se ne vanno via e restano i peggiori, i delinquenti. Sai, se non fossi arrivato finalmente alla regolarizzazione, avrei pensato di tornarmene in Egitto: sono tre anni che non vedo mia madre e mi manca moltissimo. Ma ormai aspetto i documenti regolari, così penso di tornare a casa il prossimo Natale.
WA: Ma in particolare, che lavori fai in cantiere?
M: Sono capace di fare tutto o quasi: dalla gru alla ruspa, allo scavatore, al muro, alle pareti, all’intonaco, ai solai, al tetto, ai ferri di armatura. Non sono ancora capace di fare il carpentiere e il pavimentista, però per tutto il resto me la cavo egregiamente.
WA: Da quale città vieni?
M: Da Behera, un paese di diecimila abitanti nella regione del Cairo.
WA: Parlami del tuo paese e della tua vita laggiù.
M: Bene, ho una madre, un fratello e due sorelle. Non ho più mio padre. Il mio è un paese agricolo, uno di quelli che da millenni ha sempre vissuto con le due piene annuali del Nilo. Mia nonna mi raccontava che il fiume usciva dal suo letto e allagava tutto per una settimana, poi, quando tornava nell'alveo, il fango che lasciava sulla terra veniva lavorato e seminato. Poi hanno costruito la grande diga Nasser, ad Aswan, ad Aswan, e scavato i canali di bonifica. Adesso le piene non ci sono più, il lavoro nei campi è meno duro, la gente vive un po' meglio e non muore più di malaria. Mi sono diplomato trattorista e ho lavorato nel nostro e nei campi dei vicini, guidando tutti i mezzi agricoli. Per due anni ho fatto il militare, sul Mar Rosso, a quattrocento chilometri da casa.
WA: Eri felice?
M: Tutto sommato, sì.
WA: Perchè te ne sei andato?
M: Come ti ho detto, la morte di mio padre è stato un duro colpo per la famiglia. Il crollo dei prezzi delle derrate agricole, causa la globalizzazione, ha poi fatto il resto. In sei non riuscivamo più a sopravvivere vendendo i prodotti del campo. Io, il figlio maggiore, mi sono preso la responsabilità di tutta la famiglia e me ne sono andato. Prima ho cercato un lavoro al Cairo, ma non ce n'era proprio. Sai, l'Egitto adesso ha 87 milioni di abitanti, con una superficie coltivabile minore di quella italiana. Tutti gli Egiziani vivono nella strettissima zona fertile tra il fiume e il deserto. Nonostante proseguano i programmi statali per strappare altra terra coltivabile al deserto del Sahara, le conquiste sono di gran lunga inferiori a quanto servirebbe per assorbire l'incremento demografico. Il risultato è una fortissima emigrazione che solo in quest'ultimo anno è diminuita a causa della crisi economica mondiale.
WA: Mahdy, sei felice adesso?
M: Sì.
WA: Grazie.
9 dicembre 2009
Intersezioni --->PIL
Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA__________________________________________
[1] nota di Davide Dal Muto: i ponteggi attuali sono ancora discendenti di quelli concepiti cent'anni fa, dei due tipi Innocenti o Trabattello.
[2] sitografia delle notizie: 31/01/05; 11/02/05; 18/04/08; 10/10/08; Menzione speciale alla memoria.
[3] nota di Davide Dal Muto: l'avevo attaccato nel mio ufficio e mi sono quasi messo a piangere, perché non conoscevo la sua storia.
[1] nota di Davide Dal Muto: i ponteggi attuali sono ancora discendenti di quelli concepiti cent'anni fa, dei due tipi Innocenti o Trabattello.
[2] sitografia delle notizie: 31/01/05; 11/02/05; 18/04/08; 10/10/08; Menzione speciale alla memoria.
[3] nota di Davide Dal Muto: l'avevo attaccato nel mio ufficio e mi sono quasi messo a piangere, perché non conoscevo la sua storia.