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24 dicembre 2012

The Kai-Uwe method

By Abitare, December-January, n. 528

Bjarke’s social ties are hyper-productive for BIG. The way he goes around the planet making connections and strengthening the ones that already exist is vital to the company. But he rides on a wave of enthusiasm that is only occasionally selective and he likes to put his faith in chance. Kai-Uwe Bergmann is there to tune up the motor of business development. 















Accumulate business cards
When Bjarke dumps the heap of business cards that he has collected on his travels in the studio, it's Kai-Uwe who sorts them out. What for Bjarke is a confused muddle is for him an inestimable resource. When Kai-Uwe joined BIG, in 2006, his trawl through Bjarke's memories and the traces of his chaotic "in-boxes" unearthed 200 good contacts: in the space of six years he has extended BIG’s list of useful addresses to 20,000.

Be friendly
Sometimes he feels like a marine, the first on the scene and the last to leave it. Often he's the one who makes the first contact with the client, and then who looks after him, making sure that he's listened to and kept an eye on, even at a personal level. He sends greetings on the appropriate, and also, and above all, e-mails that he might not be expecting. He keeps him informed about the movements of Bjarke and the BIGsters in case they come anywhere near the city in which he lives or works and keeps him up to speed on the group's latest exploits: in short, he does everything he can to make sure the clients don't jump ship.

Network
While at the most he can get in direct touch with ten people over the course of 24, Kai-Uwe has to make sure that there is an effective network of communication to spread BIG's message: "There's a role for the clients who praise you, for friends who pass the word on, but also for all the ex-BIGsters scattered around the world (around 300 at this pooint) who are familiar with the studio's culture and pass it on". He stays in contact with them all, keeping a wide-ranging group alive, while he uses social networks to the communicate with all those who are not part of the family in the strict sense.

Fly first class
For Whenever possible Kai-Uwe flies in business. He knows that this section of the plane houses the part of society that makes decisions, where potential clients can be found. He observes people, is as sociable as always, and if he can't find anyone to chat with, seeks inspiration in the magazines printed for this group of elite travellers: and considers ways for BIG projects to be included within their pages by the next issue ...

Never go to a trade fair alone
"There's a lot of confusion at a trade fair. The environment is exhausting in itself. Generally no one knows who you are, nor will they make any effort to find out. You have to arrange to be accompanied and introduced by other people: if you were to go around trying to sell yourself on your own, it would be a complete flop".

Capitalize on the lecture
A lecture gives Kai-Uwe, Bjarke or one of the other BIGsters the chance to win over 100 or 200 people at a time. "There's no better time or place than after a talk to meet potential clients".

Be selective 
Taking part in a competition is an excellent way of procuring work, but Kai-Uwe doesn't mince his words: "When they hear of a new competition architects often behave Like dogs in heat, becoming completely stupefied and ready to hump any leg they come across, without carrying out any research ... ". At BIG he tries to curb this animal-Like reaction. If the others don't do it, he'll be the one to make sure that a competition is worth considering and not just a waste of time and money.

Show off your awards
Many clients pay attention to the number of prizes won by the studio. If it were not for this fact, official marks of recognition, which often entail a waste of time and money, would not be of much interest to Kai-Uwe: "But we have to bear in mind the fact that BIG has so far built very Little: when competing with studios that have been around for years and have the construction of entire cities under their belt, even the glitter of the odd medal has a part to play".

3 dicembre 2012

0014 [POINTS DE VUE] Martino Di Silvestro | I sikh dell’agro pontino

di Salvatore D'Agostino
da leggere insieme l’intervista al sociologo Marco Omizzolo

La prima volta che Martino Di Silvestro ha fotografato i sikh dell'agro pontino era il 2004 quando, per puro caso, partecipa al corteo religioso che si svolge tutti gli anni nel mese di giugno a Sabaudia. La festa celebra il sacrificio del quinto divino sikh, considerato dai devoti un’incarnazione consapevole della grazia di Dio, Shri Guru Arjan Dev Ji. Da allora una o più volte all'anno ritorna in questi luoghi aggirandosi nei paraggi di un residence per la villeggiatura estiva mai abitato dai vacanzieri nei pressi di Bella Farnia.

L’indole mite dei sikh, l’assenza di diffidenza e la totale disposizione a lasciarsi ritrarre gli hanno offerto la possibilità di un atto fotografico lento e prolungato in controtendenza al suo consueto fotografare rapido quasi furtivo. 

I sikh, in queste fotografie, non costituiscono lo sfondo di un paesaggio ma sono il paesaggio che ogni giorno trasformano con il proprio lavoro e abitano dispersi nei mille anfratti abbandonati all'interno della pianura. I sikh sono terra. Una terra che racconta l’ennesima dura storia delle ‘terre di speranza’.














0034 [A-B USO] Marco Omizzolo | I sikh dell’agro pontino

di Salvatore D'Agostino
da leggere insieme il points de vue di Martino Di Silvestro

L’agro pontino dopo la bonifica integrale del 1926-1937 voluta dal regime fascista si è trasformato in una ricca terra di opportunità lavorative prima per le allora povere e sovraffollate regioni del nord soprattutto del Veneto ma anche del Friuli e dell'Emilia, in seguito nel dopoguerra, in concomitanza con lo sviluppo industriale dell’area, quando arrivarono i lavoratori dal sud: dall'Abruzzo, dalla Sicilia e in prevalenza dalla Campania. Negli anni novanta, dopo la crisi del settore industriale e l’investimento intensivo nell'agricoltura e nell'allevamento, si sono aggiunti i braccianti extra-europei provenienti dai paesi del Nordafrica e dell'Africa sub sahariana e dai paesi asiatici come l'India, il Pakistan e il Bangladesh, e si è insediata una grossa comunità di sikh del Punjab una regione posta a cavallo della frontiera tra India e Pakistan.

In questi decenni quindi questa ricca area geografica è stata una terra di opportunità per lavoratori provenienti da diverse province dell’Italia e dal mondo cambiando il paesaggio culturale e civico dell’agro pontino. Oggi queste differenti culture le vedi vivere e lavorare, con ruoli diversi, nei campi del pontino. Un territorio che ho voluto analizzare da una parte attraverso l’indagine diretta del sociologo Marco Omizzolo, che per due mesi ha lavorato insieme ai sikh ed è andato nel Punjab per capire meglio la loro cultura e dall'altra attraverso le fotografie di Martino Di Silvestro che da quasi dieci anni svolge una costante ricerca visiva su questo territorio.

Più che un’analisi definitiva di un paesaggio complesso come quello dell’agro pontino, ho pensato a due diverse modalità d’indagine diretta sul luogo: quella scritta e quella visiva. A seguire l’intervista a Marco Omizzolo e in questa pagina i points de vue di Martino di Silvestro.



29 novembre 2012

0057 [MONDOBLOG] Ai Weiwei il blog come un disegno

di Salvatore D'Agostino
Ai Weiwei quando inizia a scrivere il suo blog, offerto dalla società di pubblicità online per la Cina e le comunità globali cinesi SINA* nel gennaio del 2006, non sapeva niente della cultura blogger, gli è bastato poco tempo però per capire che non serviva interrogarsi sul buon uso del mezzo o sulla sua struttura, ma bastava rilanciare nei post tutta la sua energia e farsi trascinare dalla dinamica della nuova modalità di comunicazione. Grazie ai commenti e al passaparola dei link condivisi, il suo dialogo in rete è diventato un punto di riferimento per artisti, architetti, urbanisti, attivisti e soprattutto i cittadini cinesi.
Superato il primo periodo con post tra l’autoreferenziale e il mondo dell’arte, Ai Weiwei iniziò a raccontare ciò che molta stampa di regime non riferiva. Una narrazione compulsiva e quotidiana di ciò che vedeva con i propri occhi fatta sia d’immagini, attraverso la pubblicazione di centinaia di migliaia di foto, sia di parole. Il blog, da subito monitorato dal potente sistema di firewall cinese, fu indicato come politicamente scomodo ma Ai Weiwei, anche se ammonito dalla polizia, investì il novanta per cento delle sue energie, come dichiarato in un’intervista, su quelle pagine web diventando una voce di dissenso contro il potere cinese affiancandosi ai tanti blog simili esistenti in Cina.1 Il ventotto maggio 2009 dopo la pubblicazione della lista di 5.826 nomi di bambini morti nel terremoto del Sichuan del dodici maggio 2009 a causa delle scuole, come li definisce ‘fatte di tofu’ cioè costruite con materiali scadenti, il suo blog fu oscurato e incarcerato per ottantuno giorni. Il terremoto fu una tragedia immensa che i media cinesi nascosero per non disturbare l’imminente festa dell’inaugurazione dei giochi olimpici dell’otto agosto 2009.2
Una delle dinamiche più interessanti del suo quotidiano blogging è il personale lento cambiamento della pratica del disegno che da gesto manuale su carta è passato al blog come disegno, per capire meglio questo processo ho pensato di estrapolare dal libro di Hans Ulrich Obrist ‘Ai Weiwei Speaks’ edito in Italia dal Saggiatore3 le sue esperienze da blogger, eccole:

20 novembre 2012

0012 [WILFING] Un semplice web log

di Salvatore D'Agostino

L’undici agosto Lebbeus Woods scrive sul suo blog un post dove si scusa con i suoi lettori per non essere più costante a causa degli acciacchi di un’imprecisata malattia ed anche della scrittura di un nuovo libro. Il titolo del post ‘GOODBYE [sort of]’ riletto adesso dopo il 30 ottobre, il giorno della sua morte, rileva il suo velato addio [una sorta di]. Il suo ultimo saluto sintetizza l’esperienza più stimolante che un ‘web logger’ riceve nel condividere i suoi appunti:

«I must say that it has been a privilege to have communicated with so many bright and energetic readers. It has been a unique experience in my life that I will always value highly.Thank you for all you have given.* 
Devo dire che per me è stato un privilegio aver potuto comunicare con così tanti lettori brillanti ed energici. È stata un’esperienza unica, a cui ho sempre dato molta importanza. Grazie per tutto quello che mi avete dato.»1

Scorrere a ritroso i suoi post significa andare oltre il semplice atto di annotare o registrare che in inglese è tradotto con 'to log'. Il log, cioè prendere nota o registrare in una pagina Web per comunicare ad altri dei contenuti è l'idea originaria del Web. Da qui la nascita del termine Web Log, in seguito contratto in blog. Lebbeus Woods, con il suo blog dalla grafica da default wordpress, ci suggerisce che non serve aspettare il mondo dei media classici o strutturati per essere letti poiché basta un semplice Web blog.
«Non penso che essere “indipendenti” sia una cattiva scelta; – sostiene l’artista, architetto e attivista Ai Weiwei in un post scritto in un blog censurato dal governo cinese – significa che ti tratti bene e che non c’è niente che ti obblighi ad abbandonare il tuo punto di vista o il tuo buonsenso.»2




10 luglio 2012

0011 [WILFING] Una pausa prima di un’altra modernità

di Salvatore D’Agostino

   Dopo più di quattro anni ho deciso di prendermi una breve pausa per ritornare in autunno, almeno spero, con un Wilfing Architettura rinnovato sia nella grafica che nei contenuti. Durante questa sospensione estiva vorrei condividere con voi tre letture urbane, molto milanesi, che anticipano il prossimo percorso di Wilfing Architettura ovvero il pensiero di un’altra modernità.

2 luglio 2012

0033 [A-B USO] Marco Dezzi Bardeschi | L’architettura vive solo una volta

di Marco Dezzi Bardeschi1

   Sulla «Lettura» Luigi Prestinenza Puglisi2  ha voluto ricordare che il terremoto ci pone di fronte all’alternativa di massimizzare la permanenza dei beni architettonici colpiti e accettando un dialogo creativo tra antico e nuovo o – al contrario – inseguire l’impossibile, inattuale «effetto mummia» del ripristino, con l’ingenua illusione di rimuovere l’accaduto. Trovo sorprendente che alcuni ancora sostengono questa seconda posizione, persino coloro che dovrebbero conoscere a memoria l’articolo 29 del Codice del 2004 dove si definisce il restauro come  «l’intervento diretto sul bene, finalizzato alla conversazione della sua integrità materiale». Altri che regressivi ritorni allo stato quo ante! La grande cultura del restauro di Boito (1883) e quelle che le sono succedute, da Giovannoni (1931) a Gazzola/Pane (Venezia, 1964) per contrastare, nelle intenzioni e negli esiti i tragicomici pastiches delle ricostruzioni analogiche in stile a scapito dell’originale perduto. Questa cultura si è sempre mostrata critica contro il tradimento della Storia e della Memoria dello slogan «com’era, dov’era», coniato da Corrado Ricci a favore dell’equivoca ricostruzione à l’identique del campanile di san Marco a Venezia (1911). 

25 giugno 2012

0032 [A-B USO] Giacomo Leone | Paesaggi o paepazzi?

di Giacomo Leone 

   Credo che i grandi crimini urbanistici, operati durante le Sindacature catanesi dell’ultimo ventennio, siano i più gravi commessi dal tempo dello sventramento del S.Berillo. Il P.U.A., ove approvato, supererebbe ogni precedente. Gli show sui mass media etnei, a cadenza come “poste dolorose di un rosario”, assumono così l’aspetto della beffa. 

   Il consueto servilismo, a vantaggio degli arroganti e spietati saccheggiatori del nostro territorio, non ha tregua, come i silenzi, complici e omertosi o la resa incondizionata, degli organi di tutela: Sovrintendenze, Ordini, Autorità portuale, Ministero delle Finanze, Dogana, Capitaneria di Porto, Demanio (gestito e digerito dalla Regione) e delle associazioni culturali come Italia Nostra, IN/ARCH, I.N.U.: le tre scimmiette del non vedo, non sento, non parlo.

18 giugno 2012

0031 [A-B USO] Cristina Portolano | Storie dal C.E.P. village

di Salvatore D'Agostino  
«Con dei contadini, per esempio, a volte ho dubitato che sappiano che cosa è un paesaggio, un albero. Sì. Le sembrerà strano: ho fatto a volte delle passeggiate, ho accompagnato un fittavolo che andava a vendere le patate al mercato. Egli non aveva mai visto la Sainte-Victoire. Sanno che cosa è stato seminato qui, là, lungo la strada, che tempo farà domani, se la Sainte-Victoire è incapucciata oppure no, lo sentono dall’odore, come gli animali, come un cane sa che cosa è questo pezzo di pane, soltanto secondo i loro bisogni, ma che gli alberi siano verdi, e che questo verde è un albero, che questa terra è rossa e che questi rossi franosi sono colline, io non credo, realmente, che la maggior parte di loro lo sentano, lo sappiano, al di là del loro inconscio utilitario». Paul Cézanne1 
   Osservando l’Italia a piedi, ci potrebbero venire gli stessi dubbi di Paul Cézanne, chi abita le città forse non ha coscienza del proprio intorno urbano al di là dell’urgenza utilitaristica. La fumettista Cristina Portolano si è immersa in una delle tante città balneare nate in pochi anni dal nulla, ambientando le sue storie in un paesaggio usato secondo le necessità del momento. Mi sono fatto raccontare il motivo del suo errare in questi paesaggi.
Foto Giuseppe De Mattia

11 giugno 2012

…a proposito di città cresciute in fretta, trasformate per un evento e viste attraverso Instagram...

di Salvatore D’Agostino

 ...città cresciute in fretta,

   negli ultimi decenni le città italiane si sono trasformate radicalmente ma non tutte seguendo le stesse logiche urbane. Federico Zanfi insieme Arturo Lanzani e Chiara Merlini analizzeranno questo tema in una densa giornata d’incontri per mettere:
«a confronto alcune esplorazioni sul territorio che restituiscono la varietà delle forme dell’abbandono in diversi contesti insediativi, e alcune esperienze progettuali che tentano di definire nuove prospettive di intervento».
   Giovedì 14 giugno presso il Politecnico di Milano, Edificio Nave, via Bonardi 9, piano -1, Spazio Aperto. Sarà possibile seguire il dibattito attraverso le pagine facebook e twitter di Planum the Journal of Urbanism.
Foto di Stefano Graziani